Marina Conte – Mio figlio Marco | Armando Editore

La ricostruzione di quella sera da parte dei genitori di Marco, dei giorni precedenti e successivi, per cercare di dare un senso a qualcosa che un senso non lo avrà mai.

Mio Figlio Marco è stato il mio affaccio sul caso Vannini, di cui avevo poche superficiali informazioni carpite negli anni dalla stampa. Sì negli anni, perché il caso Vannini inizia la notte tra il 17 e il 18 maggio 2015, con l’assurdo omicidio di un ragazzo appena diciannovenne, Marco Vannini.

Gabriele Cantarella Ph

Ne hanno parlato i giornali, la televisione, ognuno ha avuto, più o meno, modo di farsi un’idea al riguardo.

Ma grazie a Mio Figlio Marco, attraverso la lettura del racconto di mamma Marina e la narrazione di Mauro Valentini, noi Marco lo conosciamo.

Ne scopriamo la crescita, l’innamoramento, il gusto che provava nel fare gli scherzi, la tenerezza, le ambizioni, i dubbi e le virtù.

Fino a quella domenica sera in cui sarebbe dovuto rientrare dopo cena, ma si è “dovuto trattenere” a casa di Martina Ciontoli.

La sua fidanzata da tre anni.

«Quando Marco è morto, o meglio, quando me lo hanno ammazzato, io non ho voluto più vedere nulla in giro per casa che riguardasse loro due: Foto, pelouche, bigliettini… Tutti mi dicevano di bruciare e buttare tutto, ogni traccia che la ricordasse e che li ricordasse insieme. Ma io no, non ho voluto. Perché mi sembrava di mancare di rispetto alla memoria di Marco. Ho messo tutto in una scatola e l’ho riposta in soffitta. Sta lì. Per Marco quello è stato un periodo felice della sua vita. Lui ha amato tanto Martina e non posso distruggere quelli che erano suoi ricordi. Mi sono sentita cosi.»

Ad ucciderlo con un colpo di pistola, pare sia stato il padre di Martina, Antonio Ciontoli, con la sua famiglia.

Compresa Viola Giorgini, la fidanzata del figlio Federico.

Scrivo “con la sua famiglia” perché dopo lo sparo e il ferimento, che dicono sia stato accidentale, frutto di uno scherzo (???), non sono stati chiamati i soccorsi per 110 minuti.

110 minuti, quasi due ore, con un ragazzo in casa cui si è sparato, mentre urla, chiama la mamma, si lamenta, sanguina…

In Mio Figlio Marco c’è la ricostruzione di quella sera da parte dei genitori di Marco, insieme a quella dei giorni precedenti e successivi, di alcune dinamiche familiari, per cercare di fare luce, dare un senso a qualcosa di terribile che un senso non lo avrà mai.

Nel caso Vannini tantissime sono le incongruenze tra ciò che dicono sia accaduto, le intercettazioni, i rilevamenti fatti in ritardo, le palesi bugie…

Nel libro, che snocciola i fatti con chiarezza chirurgica, possiamo seguire anche il processo.

Continuando a non comprendere come sia possibile che troppe cose sembra non siano state approfondite, indagate con la volontà che serviva nella ricerca della verità.

Marco era l’unico figlio di Marina Conte e Valerio Vannini, ed è stato sparato e lasciato morire, per mano di chi lo conosceva bene.

Al momento Antonio Ciontoli, ex militare in forza ai servizi segreti, è stato condannato a 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale, 9 anni e 4 mesi a moglie e i figli.

Viola Giorgini è stata assolta.

Hanno fatto ricorso in appello e la famiglia di Marco è ancora in attesa di Giustizia (la verità non se l’aspettano più), nel frattempo però Antonio Ciontoli viene invitato a parlare in tv, senza contraddittorio, di quanto gli dispiace del suo comportamento così “odioso”.

Se fossi nei genitori non so come reagirei a questo ennesimo giro di lama di coltello nel cuore.

Un abbraccio forte a Marina e Valerio.

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