CINEMA: 35MM – Le sorelle Macaluso

Torna l’appuntamento con 35MMla rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo “Le sorelle Macaluso” diretto da Emma Dante, in concorso alla 77° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Libreria Quante Storie

TRAMA

Cinque sorelle orfane e un appartamento della periferia siciliana: scena pulsante dei drammi e delle gioie di esistenze complicate.
Le giovani tirano avanti allevando colombi in affitto per le cerimonie, animali onnipresenti nella loro abitazione.

Maria, Pinuccia, Lia, Katia, e Antonella

Il tempo passa e la vita è pronta a mutare, corrompere e sgretolare tante cose. Ma Maria, Pinuccia, Lia, Katia e Antonella continueranno sempre ad essere interdipendenti, leve il cui fulcro e punto d’appoggio rimarrà quella casa, perpetuo teatro di presenze-assenze.

RECENSIONE

“Le sorelle Macaluso” è un lungometraggio narrato dallo scorrere del tempo. Una pellicola governata da tre atti garbati, composti ma intrisi di vita espressa attraverso ogni minimo dettaglio che incornicia il quotidiano delle protagoniste.

Una film fatto di donne, una coralità che rammenta la compattezza de Il quarto stato, questa volta esclusivamente al femminile.
Dodici attrici scandiscono le tre fasi temporali, interpreti diverse a seconda del momento storico (Alissa Maria Orlando, Laura Giordani, Rosalba Bologna, Susanna Piraino, Serena Barone, Maria Rosaria Alati, Anita Pomario, Donatella Finocchiaro, Ileana Rigano, Eleonora De Luca, Simona Malato e Viola Pusateri).

Emma Dante catapulta la straordinaria e omonima pièce teatrale – premio Ubu nel 2014 – sul grande schermo: meticolosamente comunica per immagini e, catturando dal teatro il necessario, si traduce sul grande schermo in maniera essenziale.

Per un gioco attivo tra la drammaturgia e l’arte visiva cinematografica, la regista trova un equilibrio tra l’immediatezza e la tangibilità.

Dante compone un racconto pregno di suggestioni: contempla la vita, lo scorrere del tempo e lo spettro onnipresente del perituro che logora i legami.

Pinuccia

Comunica attraverso gli angoli decadenti della casa, ambiente puntellato di oggetti simili a feticci parlanti, detentori della memoria emotiva delle Macaluso.

É la vicenda di un matriarcato genuino e difficile, una benedizione e una maledizione simultanea quella del “sangue”.
Come amarsi nel modo giusto, ma come riuscire a non odiarsi?

Emma Dante senza banalità consegna una storia di sorelle che visceralmente e silenziosamente sono tenute insieme da fili strettissimi, necessari ed inevitabili. Primo fra tutti un dolore che occupa ogni spazio dell’abitazione e avidamente divora tutto.

“Le sorelle Macaluso” restituisce ai legami familiari quella forma primitiva e innata passando attraverso la caducità delle protagoniste, dei loro corpi e dei loro volti.

GIUDIZIO FINALE

La drammaturga palermitana interagisce con lo spettatore tramite una ritualità necessaria, i gesti e le formule si modificano con il tempo ma nell’essenza rimangono sempre i medesimi. Una raffinata narrazione, leggera e liberatoria come il volo dei colombi che si apre nel blu del cielo.

Pinuccia, Antonella, Maria e Katia

Emma Dante ha meticolosamente dato vita alla sua di “creatura” tenendo fede alla parole di Gianna Nannini che, per l’appunto, incornicia la pellicola sulle note di Meravigliosa Creatura.

VOTO FINALE: 7.5/10

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