Azzorre – Cecilia M. Giampaoli | Neo Edizioni

Azzorre è un libro che ha diverse consistenze,  è come a strati e tutti belli. Mi ha subito colpita la dirompente copertina con la protagonista, che poi è l’autrice Cecilia da piccola, che mi fissa.

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E io la guardo e lei mi fissa e un po’ mi sento meno vestita (emotivamente), come solo un bambino che ti fissa sa farti sentire.

Poi sono entrata nella storia, la sua storia, quella di una bambina di 6 anni che perde il padre in un disastro aereo, nel 1989, e che 25 anni dopo intraprende un viaggio ripercorrendo le impronte dell’incidente.

Un aereo sorvola l’oceano. è partito da Bergamo diretto a Punta Cana. L’equipaggio si prepara a fare scalo alle Azzorre, sull’isola di Santa Maria. Alle 13.08, ora locale, un boato. L’aereo si schianta contro il versante di una montagna. Niente fiamme. Nel bosco cala il silenzio. 144 persone perdono la vita, io perdo mio padre.”

La bambina ormai donna affronta questo viaggio, dentro e fuori di sé, con lucidità, senza cercare colpevoli, con una maturità emotiva ai limiti dello sconcertante.

Mente lo leggevo pensavo “è stata una bambina che ha perso il proprio papà, quante cose sono peggiori di questa nella vita?”, e intanto lei mi conduceva per mano sui luoghi dell’accaduto, conosceva gente coinvolta, ripescava ricordi di bambina, senza la minima esalazione di rabbia o altri sentimenti negativi.

In Azzorre Cecilia non è alla ricerca della verità, non per come la si intende solitamente in questi casi, né tardivamente di colpevoli o responsabili cui addossare il fardello che porta da quando ha sentito per la prima volta la fragilità della madre.

Il suo reportage di viaggio, oltre ad essere una bellissima lettura, è stato per  me un esempio di come un essere umano può fare tesoro di una disgrazia che lo ha inevitabilmente segnato.

Non è sentimentale nel senso più becero del termine, Cecilia racconta ed emoziona senza pietire.

Azzorre è naturalmente intriso di dolore ma non me lo accolla, non se ne priva, quasi come lo custodisse per trasformarlo ed essere ciò che è, e ciò che sarà  e continuare a raccontare.

Come lo avesse accettato!

Penso sia uno dei libri letti nell’ultimo anno che ha più  sottolineature (a matita, ovvio!), che mi ha stupita per la carica emotiva deflagrante che però ti si insinua con la tenerezza di un gattino trovato sotto la pioggia.

E che ovviamente porti a casa.

La narrazione è sempre lucida, piacevolissima,

Ah, tra le altre belle e sorprendenti cose questo per Cecilia Giampaoli è il romanzo di esordio. Chapeau.

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