La memoria rende liberi – Enrico Mentana, Liliana Segre | Rizzoli

La Memoria Rende Liberi è il racconto della vita di Liliana Segre, adolescente superstite dell’Olocausto, figlia, poi moglie e donna libera.

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Introdotto da Enrico Mentana questo libro ripercorre la storia della piccola di casa Segre, con la sua vita a Milano, il papà Alberto con cui aveva un rapporto simbiotico, i nonni e gli zii.

Erano una famiglia laica, Liliana non aveva mai messo piede in una sinagoga, e all’emissione delle leggi razziali dovette cambiare scuola e venire battezzata. Per cercare di avere meno problemi, per sopravvivere.

Essere ebrei era sempre meno tollerato e dopo vari spostamenti, più o meno traumatici, l’adolescente Liliana viene deportata.

Ciò che resta impresso è certamente il suo animo giovane e cristallino, quello che non riesce a comprendere la malvagità e che vive ciò che i nazisti, e non solo, hanno fatto, con assoluto stupore.

«Lei è un’eroina»

«Niente di più sbagliato. Io non sono affatto un’eroina, io sono sopravvissuta per caso, non ho fatto mai nessun gesto di cui essere orgogliosa, nessun atto di ribellione… anzi. Ho sempre subito passivamente quanto mi succedeva intorno. Mi sentivo annullata

Liliana Segre riporta con semplicità disarmante quanto vissuto, e ripercorrendo la sua storia ne incontriamo altre, e scopriamo le sue fragilità e la sua forza.

Forza che deriva da ciò che ha passato, ma anche da tutto ciò che c’è stato successivamente.

Enrico Mentana apre l’introduzione così:

«è questione di pochi anni, e poi non ci saranno più testimoni in vita della Shoah. E peraltro già oggi il loro racconto, la storia della loro esperienza nel girone infernale più raccapricciante della storia contemporanea, suscita una crescente indifferenza, come se fosse l’ennesima riproposizione di una vicenda già archiviata.»

Sappiamo quanto sia importante la testimonianza ma non abbiamo idea di quanto costi a chi ha vissuto gli orrori continuare a ricordarli, ripescare nel proprio buio pur di condividere, far conoscere e comprendere.

La Memoria Rende Liberi ci avvicina un po’ a quella che da più di due anni è la nostra senatrice a vita e la narrazione, sempre molto scorrevole, mai che appesantisca l’animo, arriva spedita fino ai nostri giorni.

Anche con la sua depressione, l’amore per il marito che l’ha aiutata a tornare a vivere, i figli per cui è stata una mamma sicuramente ingombrante, con tutta la voglia di essere indipendente e di essere “qualcuno” a prescindere dall’Olocausto.

Ma si può esserlo davvero?

Era molto difficile per i miei parenti convivere con un animale ferito come ero io: una ragazzina reduce dall’inferno…

75190 è il suo “marchio, il tatuaggio, il suo numero di matricola, non è lei.

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