CINEMA: 35MM – 1917

Torna l’appuntamento con 35MMla rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo “1917” diretto da Sam Mendes, che ha conquistato ben tre premi Oscar.

DrupaCaffe

TRAMA

Nel corso della Prima Guerra Mondiale al soldato inglese Blake (Dean-Charles Chapman) viene affidato una missione, il compito è quello di consegnare un messaggio indispensabile: impedire al battaglione, di cui è parte anche suo fratello Joseph, di attaccare per non cadere nella trappola dei tedeschi.

I due si preparano per abbandonare il loro battaglione

Blake porta con sé un altro compagno e fedele amicoSchofield (George MacKay).
La missione affidata ai due giovani sembra essere ai limiti del possibile, il tempo è pochissimo e attraversare le terre nemiche è ancor più rischioso.
La tenacia dei due amici sarà indispensabile per affrontare ogni centimetro di questa folle avventura. 

RECENSIONE 

Sam Mendes recupera una base di racconti realmente accaduti per veicolare un tema già tante volte sviscerato. Avvertiamo sin da subito che la struttura del racconto è salda e poggiata su ricordi che rendono il tutto verosimile, così da trascinarci sino all’ultimo fotogramma.

La modalità di narrazione visiva rende la concentrazione dello spettatore assoluta: l’insistenza del piano sequenza ci tiene letteralmente incollati allo schermo, seppur assistiamo per due ore a scenari visti e rivisti.

Mendes doveva trovare un modo per captare la nostra attenzione e l’ha fatto nella maniera più virtuoso possibile. La fotografia di sovente lascia senza fiato, con scorci ed immagini che rimangono impressi nella mente.

L’incendio al fienile

Di tanti in tanto, appaiono, come in una sfilata, celebri interpreti. Mendes sente la necessità di consegnare i cosiddetti personaggi-spot ad attori incisivi che fanno esclamare «Wow» appena si svelano (Colin Firth, Benedict Cumberbatch, Andrew Scott, Mark Strong e Richard Madden).

Gli elementi umani in scena sono pochi, ma siamo travolti da questa missione sregolata dove anche noi ci muoviamo al millimetro.
Il registra trova un giusto equilibrio instaurando quasi il gioco dei vasi comunicanti in cui ogni elemento è necessario ed equipotenziale.

Un film ben modellato, dai ricami precisi che sfrutta tutte le tecnologie del caso per trasmettere ogni singolo respiro dei giovani in missione.
1917 fidelizza lo spettatore grazie all’artificio visivo, assolutamente aderente al videogioco: l’occhio dei nuovi spettatori è allenato a rappresentazioni simili, così la pellicola è pronta a cattura una grande fetta di pubblico, compresi i più giovani.

La sensazione che accompagna l’intera pellicola è quella di una costante performance: la ricorsa nevrotica di un tempo che, arrivato al culmine della storia, è ormai smontato e svuotato di quel pathos che abbiamo sostenuto per tutta la prima parte del film.

GIUDIZIO FINALE

Quello che ci consegna il regista è una pellicola che si mostra in tutta la sua impeccabile tecnica, tesa a sottolineare un sapiente uso della macchina da presa.
1917 si conferma un lungometraggio godibile anche per i meno appassionati dei film di genere.

Schofield supera il fiume

Mendes non dimentica un elemento fondamentale che, spesso, gli addetti ai lavori, concentrati nei virtuosismi e/o egocentrismi cinematografici, tralasciano: la componente emotiva. Nonostante le corse, gli spari, le bombe e i cadaveri riusciamo a sentire l’animo dei giovani, la disperazione e l’alienazione di esistenze devote alla guerra.

Tutto ciò ci permette di non considerare 1917 come l’ennesimo film di guerra di cui non sentivamo il bisogno. Decisamente, mai dire mai.

VOTO FINALE 7/10

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