Il grande racconto delle crociate – Franco Cardini, Antonio Musarra | Il Mulino

All’inizio ci sono i pellegrini, i crucesignati diretti a Gerusalemme che recano cucita o ricamata sulla spalla, sul petto, o sulla bisaccia, una croce. La crociata è stata iter, peregrinatio, passagium: spedizione militare, viaggio di penitenza, attraversamento del mare.

Storie di campagna

Declinato nelle lingue di tutta Europa, il termine “crociata” nel tempo conobbe una serie di significati traslati, seguendo diversi percorsi di codificazione. Se ai tempi della prima spedizione (1096-99) la volontà di liberare dall’occupazione musulmana le terre in cui era vissuto Gesù si accompagnò a un grande fervore religioso, in seguito altri fattori decisivi motivarono le campagne militari in Terrasanta.

Per le repubbliche marinare, la possibilità di ottenere il controllo strategico di rotte e porti mediterranei; per il papato, di aumentare il proprio prestigio; per i sovrani laici, di liberarsi di folle insofferenti e aristocratici riottosi. Senza dimenticare il desiderio di avventura, molto sentito nella società feudale, e il richiamo dei tesori d’oriente.

Fede, interesse economico, attrazione per l’ignoto, esotismo, ambizione spingono dunque l’Europa cristiana Oltremare. Più tardi la crociata diventerà lotta all’eresia, strumento di controllo politico, atto di difesa dell’antemurale balcanico e mediterraneo-orientale contro le offensive ottomane, custodia maris contro i corsari barbareschi, impegno di cristianizzazione del Nuovo Mondo.

Diverse crociate, dagli obiettivi differenti e mutevoli, accomunate dal fatto di essere state, sia pure in forme diverse, bandite dalla medesima autorità nell’intento di allargare o difendere la Cristianità.

Per la gente comune del tempo, la crociata mantenne a lungo il suo straordinario potere di suggestione a livello di immaginario e di vita quotidiana. La crociata come guerra escatologica finisce quindi con lo sconfinare nell’utopia romantica, un ideale religioso e guerriero come parte d’un più ampio sogno di rinnovamento e di rigenerazione.

Oggi assistiamo ad una diffusa esecrazione per le crociate, viste come primo esempio di guerra coloniale o come tristo archetipo di guerra di religione, avendo incarnato la forma cristiano-medioevale dell’eterno conflitto geopolitico che sin dalle guerre greco-persiane oppone l’Occidente all’Oriente. La verità è che la crociata è un’autentica “balena bianca” della storia europea.

Con Il Grande Racconto Delle Crociate, Franco Cardini e Antonio Musarra ripercorrono dieci secoli di storia con un tema di grande momento, spiegandoci che nei lunghi secoli del confronto tra Europa e Islam – anche armato e sanguinoso, a tratti – la crociata non fu mai guerra “totale”, perché ciò che di gran lunga prevalse fu il costante, profondo rapporto amichevole tra cristiani e musulmani nel teatro del Mediterraneo.

Contro il pregiudizio pseudo-storico ed i fondamentalismi di ciascuna parte, più che verso il melting pot multiculturale bisogna andare verso il salad bowl della convivenza entro uno stesso quadro pubblico e istituzionale, moltiplicando le occasioni di incontro e approfondendo le rispettive identità.

Perché la tolleranza astratta, valore debole e retorico, vacilla facilmente al primo soffio di vento del fanatismo.

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