CINEMA: 35MM – Figli

Torna l’appuntamento con 35MMla rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo “Figli” diretto da Giuseppe Bonito, basato sul monologo di Mattia Torre.

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TRAMA

Per Nicola (Valerio Mastandrea) e Sara (Paola Cortellesi) arriva il momento di allargare la famiglia. Già genitori della piccola Anna, sono pronti a diventare quattro: il piccolo Pietro entra prepotentemente nel loro quotidiano. 

Il piccolo Pietro è nato da poco

Tutto sembra più complicato rispetto alla prima gravidanza, la stanchezza è tanta, Nicola e Sara sembrano non capirsi più. Subentrano le frustrazioni, il prodotto di esistenze incastrate in tempi serratissimi e deludenti.

Ma come difendersi da tempeste tanto difficili quanto naturali?

RECENSIONE

Valerio Mastandrea (Nicola) e Paola Cortellesi (Sara) sono un’amalgama perfetta.
Due interpreti inseriti in una storia, suddivisa e strutturata, per seguire in modo coerente una scrittura ben pensata: vera protagonista della pellicola.

Il lungometraggio è la creatura nata dalla penna di Mattia Torre che ha lasciato in eredità il suo adattamento cinematografico.
Un modo differente di inserirsi nel panorama della commedia italiana, con una modalità di racconto e di comicità tesi a diversi pubblici.

La pellicola, scandita da una narrazione chiara e famigliare, è divisa in capitoli tanto schematici e lineari quanto autentici: carichi di quella genuinità e contatto con la realtà che Torre intendeva consegnarci.

L’estrema semplicità del tema si condensa in dialoghi, premesse, digressioni e racconti pronti a sviscerare un tema ampio e continuamente puntellato da numerosi dubbi e coni d’ombra.

Sara e Nicola

Con “Figli” si riesce a non cadere nel banale, nello stereotipo, nel luogo comune delle frustrazioni famigliari e di coppia. Il racconto cinematografico rimane ancorato alla forma di monologo supportata dalle voci fuori campo: didascaliche, come una lente d’ingrandimento sulla scena che si snoda.

Così entriamo ed usciamo dalla narrazione, diluita attraverso esatti escamotage, rimanendo sempre sul filo di un ritmo pronto ad incalzare.

Il regista inserisce elementi che ritualizzano il lungometraggio e creano una scansione ben precisa, si palesano spesso nuove scene come se calasse il sipario e si creassero nuovi assetti teatrali

GIUDIZIO FINALE

Ci affezioniamo subito a “Figli” perché Mastandrea e Cortellesi stabiliscono immediatamente un contatto con noi, ipotetici protagonisti della storia che raccontano. Senza orpelli o eccessiva drammaticità Giuseppe Bonito costruisce una commedia snella e divertente, continuamente incorniciata da elementi brillanti che non la rendono mai sguaiata o fuori luogo.

Nicola e Pietro

Essenzialmente la pellicola non racconta niente di nuovo, fotografa ancora una volta la precarietà e l’insoddisfazione di una società figlia di genitori che hanno abitato l’agiatezza del dopoguerra.

C’è la condanna, l’arrabbiatura, la rassegnazione ma anche la bellezza di una famiglia confusionaria che ce la mette tutta per riemergere dalle sabbie mobili di un sistema che non regala niente.

“Figli”, forse, ci lascia un monito: fare squadra è sicuramente la via d’uscita più intelligente quando la partita si fa difficile. 

VOTO FINALE: 7/10

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