CINEMA: 35MM – Hammamet

Torna l’appuntamento con 35MMla rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo “Hammamet” il nuovo film di Gianni Amelio.

CSC Edoardo Antonelli

TRAMA

Carismatico ed irraggiungibile, così Bettino Craxi (Pierfrancesco Favino) si presentava al congresso dei socialisti nel 1989. Cinque anni dopo il leader del PSI fugge da latitante nella tunisina Hammamet. I processi in Italia pesano troppo: Craxi si dichiara costretto ad abbandonare il nostro paese a causa della posizione dei giudici contro di lui.

Al congresso del PSI

Comincia il racconto di un Bettino mai visto, inedito. Il diabete lo atterra ogni giorno di più ma da lontano ripercorre la vecchia, l’attuale e la futura fotografia della politica e dell’Italia tutta.

RECENSIONE

Travolti dalla pacatezza e la cura, tipica delle pellicole di Gianni Amelio, ci imbattiamo nel leader degli anni 80. Ammaliatore risoluto, dall’alto del suo plebiscito al congresso dell’89, siamo catapultati nei caldi scenari della Tunisia.

“Hammamet” è una narrazione ispirata agli ultimi mesi di Bettino Craxi, ora un leader fermo in panchina che non smette di guardare e analizzare la sua Italia.
Attraverso gli occhi di un giovane misterioso entriamo in contatto con il socialista nella sua parte più intima: diretto e cinico ma anche profondamente generoso.

L’unico vero elemento che tiene viva la pellicola è lo stesso Bettino Craxi.

Il lungometraggio, a tratti soporifero, si regge in piedi grazie al profilo dell’uomo che è stato un protagonista reale dei nostri tempi.
“Hammamet” è tale perché forte è la storia di un esilio forzato per un uomo non comune. Ci restituisce un Craxi marito, padre, amante, nonno, politico e cittadino.

Bettino e Patrizia

Diffuse le lezioni di politichese e di democrazia, al limite della filosofia del diritto.
Allora c’è da capire chi vede “Hammamet” e con che occhi lo guarda, come recepisce il racconto? Questa è l’eterna domanda che assale le pellicole che sviscerano grandi e controversi uomini, seppur non si tratti di una biografia.

Amelio non intende fare nessun inquadramento storico, fattivamente il film è sospeso in uno spazio-tempo quasi al limite del fiabesco: Hammamet sembra un’isola felice, irreale, intoccabile, la coperta di Linus di un uomo ormai troppo fragile. La politica e lo Stato ora sono solo la cornice sbiadita di un Craxi che fa i conti con la sua impotenza, la malattia, i fallimenti, le gioie ed i grandi successi.

Pierfrancesco Favino si è trasformato in Bettino in ogni suo aspetto: un lavoro di magistrale interpretazione curato anche nei respiri che disegnano la figura di Craxi.

GIUDIZIO FINALE

Una pellicola sostanzialmente malinconica fatta di ricordi, di un passato glorioso e costellato di incontri e rapporti significativi. In “Hammamet” si inseriscono elementi che stordiscono un’atmosfera già ampiamente ovattata: primo fra tutti la figura di Fausto (Luca Filippi).

Un personaggio controverso e narrativamente irrisolta fino alla fine, in lui si condensano le confessioni più pure del leader; ma perché proprio Fausto, cosa ci rimane del giovane?

Gianni Amelio ha compiuto semplicemente l’operazione di un racconto velato, attraverso un via vai di personaggi, per descrivere un’incisiva personalità del Bel Paese.

Bettino Craxi in Tunisia

Il regista non fornisce giudizi ma non raconta nemmeno esplicitamente i fatti chiave di Craxi, permettere anche a chi non conosce la vicenda di poter godere della pellicola.

Il film trova la sua significativa e simbolica summa nella scena del varietà all’italiana retto da un Craxi morente: una grottesca quanto reale fotografia dell’Italia.
Un invito alle nuove generazioni per osservare da vicino una classe politica di cui non rimane, nemmeno più o quasi, l’ombra.

VOTO FINALE: 7/10

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