CINEMA: 35MM – Pinocchio

Torna l’appuntamento con 35MMla rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo “Pinocchio” il nuovo film di Matteo Garrone.

Libreria Quante Storie

TRAMA

Geppetto (Roberto Benigni) annuncia di aver avuto un figlio, è Pinocchio (Federico Ielapi) il suo burattino “nato” da un pezzo di legno di Mastro Ciliegia (Paolo Graziosi).

Dopo aver tanto desiderato che prendesse vita, Geppetto si cura di lui cercando di essere un buon padre.

Geppetto si accorge che Pinocchio è vivo

Pinocchio viene coinvolto dalle mille fascinazioni che scopre giorno, dopo giorno.

Di nascosto entra nel teatro dei burattini, lì conosce Mangiafuoco (Gigi Proietti) che lo vuole come nuova attrazione per i suoi spettacoli. Si imbatte poi ne il Gatto (Rocco Papaleo) e la Volpe (Massimo Ceccherini), due tipi poco raccomandabili e sempre in cerca di monete facili.

Infine a scuola fa amicizia con Lucignolo (Alessio Di Domenicantonio), un coetaneo che si caccia sempre nei guai.
Il burattino, dopo tante peripezie, ha un sogno: vuole diventare un bambino vero.

RECENSIONE

Matteo Garrone compie un lavoro straordinariamente accurato: l’immagine è il fulcro del suo Pinocchio. Un attento ricamo dei personaggi e degli sfondi, una commistione di trucco e costumi che sfida le attuali modalità di lavorazione delle grandi produzioni cinematografiche, ora figlie del digitale.

Garrone come Geppetto è un artigiano paziente, attende che la sua creatura si sviluppi e doni lui la soddisfazione che gli spetta.

La narrazione del film conserva l’essenza del racconto originale di Collodi, ma sostenere la durata della pellicola non risulta sempre facile: la storia è autentica quanto, inevitabilmente, intrappolata in una favola antica.

L’amore di Geppeto è fortissimo ancor prima che Pinocchio “venga al mondo”, una ricerca spasmodica di affetto per qualcuno che l’uomo, profondamente solo e povero, ama sin da subito.

Pinocchio e la Volpe

Un testo nato alla fine del 1800 ma già pregno di significati ed insegnamenti di vita, ora sapientemente attualizzati dal regista. Geppetto (Roberto Benigni) è quell’individuo assolutamente positivo che, tuttavia, non riesce ad inserirsi nella società, ma al contempo estremamente bisognoso di condivisione.

Pinocchio (Federico Ielapi) è sfuggente, impunito ed inaffidabile: ci ricorda Antoine, il malinconico combinaguai de I 400 Colpi o lo sguardo sognante di Salvatore in Nuovo Cinema Paradiso.

La cura dei particolari rende il film simile alle illustrazioni in un vecchio libro di fiabe ma rimane attuale, appoggiandosi al noto panorama fantasy, con stimoli in rimando ad Harry Potter o Il Signore degli Anelli.

GIUDIZIO FINALE

Pinocchio appare come un grande circo: sia per l’eterogeneità dei personaggi, sia perché il circo in sé è un’immagine ricorrente nella pellicola. Il tutto non influisce sull’equilibrio finale, Matteo Garrone dà vita ad un lungometraggio pacato, elegante.

Il burattino, che sogna di diventare umano, commette un sacco di errori e non siamo mai in grado di concepirlo come un bimbo da dover necessariamente perdonare, anzi, Pinocchio ci porta a redarguirlo e dargli lentamente fiducia, come la Fata Turchina (Marine Vacth).

La Fata Turchina

Non c’è piaggeria verso Pinocchio, cresce e si evolve al punto tale da mostrasi più incisivo di Geppetto.

Un cast fatto da numerosi, minuziosi e necessari mattoni -Benigni, Ceccherini, Proietti, ecc…- che singolarmente sono le colonne portanti della pellicola: ogni personaggio è necessario a questa grande orchestra che lavora di precisione.

Il Pinocchio di Garrone non consegna sostanzialmente nessuna novità ma è esattamente giusto così com’è.

VOTO FINALE: 7,5/10

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