La nuova destra in Europa – Matteo Luca Andriola | PaginaUno

La Nuova Destra In Europa, una citazione: “Ciò su cui questo libro vuol far riflettere la sinistra europeista, progressista, americanista, liberista, manageriale, legata com’è al culto di Mammona, è il dato di fatto che essa stia perdendo la guerra sul piano sociale, perché, prima di tutto, la sta perdendo sul fronte della cultura.”

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Il travolgente successo elettorale dei partiti di destra alle ultime elezioni europee è la ragione per cui Paginauno ripropone, aggiornato di cinque anni, il saggio La Nuova Destra In Europa, edito nel 2014.

In quell’occasione Andriola già identificava in una rivoluzione ideologica, iniziata quarant’anni prima dall’intellettuale Alain de Benoist, la crescita che i vari movimenti di destra avevano registrato, ne analizzava il percorso e i legami tra la Nuova destra come corrente culturale e le diverse formazioni politiche.

Nel 2019 la Lega di Salvini è arrivata al 34% alle europee, il Front National francese al 23% e una nuova formazione, l’AfD, non cessa la sua cavalcata in Germania, mentre sul piano teorico a de Benoist si è affiancato Alexander Dugin con la sua Quarta Teoria Politica e in Europa ha iniziato ad agire l’Alt-Right statunitense, incarnata da Steve Bannon e dal suo The Movement.

Come nasce questo cambiamento, quale percorso ha condotto le nuove Destre all’affermazione?

L’autore ha chiarito esplicitamente: “Ho deciso di aggiornare la prima edizione del mio libro davanti a fenomeni quali la Brexit in Inghilterra, l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti e il crollo dei partiti storici europei, nonché l’ascesa di movimenti populisti di vario tipo, specie collocati a destra.

A dimostrazione della centralità del fenomeno populista in Europa e della diffidenza crescente delle masse popolari verso i partiti tradizionali, identificati come i responsabili della crisi politica…

Tutto questo in una fase in cui il grosso della sinistra si trova sprovvista di una strategia politica, e soprattutto culturale, per uscire dalla crisi”.

Il punto di partenza del corposo e denso saggio di Andriola è proprio il pensiero di un intellettuale divisivo come Alain de Benoist, artefice di una Nouvelle droite intellettuale, che potremmo definire “metapolitica” e che, almeno nelle intenzioni dello stesso de Benoist, per molti aspetti disdegna la stessa definizione di destra.

La Nouvelle droite rimarca un netto distacco dalla destra storica conservatrice, offrendone una rielaborazione culturale in senso anti-imperialista, anti-globalizzazione, anti-utilitarista, anti-euro, non lontano da alcune posizioni di stampo marxista.

La Nuova Destra In Europa si presenta meticolosa nel raccontare le destre europee post-moderne e di svelare cosa davvero esista dietro parole d’ordine stereotipate, dietro cui si è nascosta spesso una certa sinistra, incapace di cogliere tale Zeitgeist.

Queste destre, infatti, “a differenza dei fascismi del Novecento, presentano tra loro differenze anche di grande rilievo, radici e storie diversissime… Tutti questi populismi di destra, però, sono accomunati dal presentarsi all’elettorato come i bastioni e i difensori della comunità (nazionale o regionale …), della civiltà europea o occidentale, dell’identità cristiana contro i pericoli che possono essere l’Islam, l’immigrazione, la società multirazziale o, dal 2008-2009 in poi, la crisi economica e i grandi squilibri creati dalla globalizzazione”.

Populisti, neofascisti, razzisti, “popolino che vota con la pancia”? La sinistra non può liquidare così facilmente, banalizzandoli, questi mutamenti politici e culturali, facendo meglio ad assumersi le proprie responsabilità e a fornire risposte all’elettorato.

L’Italia si è spostata a destra, non solo politicamente ma anche culturalmente, e l’impressione è che non ne sia del tutto consapevole.

Urge a sinistra un lento lavoro di rifondazione culturale.

Urge a noi, come civitas, uno sforzo nel rimanere connessi a ciò che ci unisce, più che a ciò che divide.

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