CINEMA: 35MM – Gli uomini d’oro

Torna l’appuntamento con 35MMla rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo “Gli uomini d’oro” diretto dal giovane Vincenzo Alfieri.

Gabriele Cantarella Ph

TRAMA 

Luigi Meroni (Giampaolo Morelli) è un impiegato delle poste che detesta il suo lavoro, tutti i giorni insieme al collega Alvise Zago (Fabio De Luigi) compie il solito giro per la città con il portavalori.

Finché decide di dar vita ad un’idea che ha sempre e solo immaginato nella sua testa: una rapina, sostituendo gli stessi plichi di denaro che trasporta nel furgone con altri contenenti carta straccia.

Alvise e Luigi

Al Meroni servirà la complicità silenziosa di Zago. Per un colpo simile però il collega di Luigi dovrà chiedere aiuto al suo fedele amico, detto il Lupo (Edoardo Leo), un ex pugile disperato e avvezzo al crimine.

RECENSIONE

Vincenzo Alfieri per il suo secondo lungometraggio si ispira ad un fatto di cronaca realmente accaduto, una rapina nella Torino del 1996.

Il regista cerca in tutto e per tutto di fare le cose in grande, tenta di realizzare un film di genere e di renderlo evidente al pubblico. Alfieri utilizza numerosi elementi e, tra questi, mette alla prova i protagonisti, primo fra tutti Fabio De Luigi (Alvise Zago).

Un coraggioso lavoro di interpretazione per l’attore romagnolo che si reinventa e nella maggior parte della pellicola riesce bene, seppur a momenti riemerge il ricordo dei suoi tratti caratteristici.

Il Lupo e Zago

I colori della pellicola urlano la necessità di segnalare in tutti modi che si tratta di una commedia tra il noir ed il drammatico. Probabilmente l’isterica ricerca di dar vita ai film di genere nel nostro paese sta rischiando di creare una sovrapproduzione di pellicole simili fra loro incentrate su questa forma di crimine “buono”.

Così tra i colori in stile “Lo chiamavano Jeeg Robot” ed azioni che ricordano la trilogia di “Smetto quando voglio”; Gli uomini d’oro si difende in modo eccelso per quanto concerne la selezione musicale.

Un’accurata colonna sonora segue gli snodi fondamentali accompagnando il ritmo del montaggio, senza dubbio un plus alla pellicola.

Un intreccio lungo e, verso la fine forse troppo prolisso, fatto di rimandi che spesso allontano lo spettatore dalla narrazione; sottraendo alla storia l’aderenza del susseguirsi vero e proprio dei fatti.

Allora si fatica a tenere insieme questo mosaico di eventi e persone con un uso della macchina da presa soggetto a qualche manierismo di troppo.

GIUDIZIO FINALE

L’impegno per creare un lungometraggio diverso e piacevole c’è tutto. Il regista cerca di portare avanti un narrazione, seppure ambientata negli anni ’90, nuova e pregna di escamotage che la rendono dinamica ma allo stesso tempo attenta al perché delle scelte dei protagonisti, alla loro psicologia.

Ma lo sforzo di Vincenzo Alfieri non è sufficiente. Il mix di questi tre interpreti non funziona fino in fondo: Edoardo Leo risulta sempre tirato nelle vesti proposte, quasi di troppo nel racconto.

Alvise Zago durante il colpo

Il continuo veloce-lento, i flashback ed i giochi temporali per creare ritmo e movimento sono spesso poco controllati diventando così stranianti.

Progetti e presupposti buoni non bastano per dar vita ad un film in grado di reggere e restituire un gran numero di stimoli.

VOTO FINALE: 6/10

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