CINEMA: 35MM – Joker

Torna l’appuntamento con 35MMla rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo “Joker” con la regia di Todd Philips.

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TRAMA

Gotham City, sempre più disastrata, è una città dove le frustrazioni e le insoddisfazioni della società emergono quotidianamente; qui c’è poco spazio per la comprensione, in particolar modo per chi vive con difficoltà.

Arthur Fleck (Joaquin Phoenix) è un clown con il sogno di diventare un attore di cabaret.

Arthur nelle vesti di clown

Arthur ha un raro disturbo psichiatrico che lo rende incompreso ed inadeguato agli occhi del prossimo. La sua difficoltà nel comunicare lo pone spesso al margine ma tutta questa sofferenza è pronta per sfociare da un momento all’altro.

RECENSIONE

Todd Philips ci confeziona un racconto di Joker mai visto prima: è la digressione di un’esistenza difficile da cui emerge un personaggio complesso.

La potenza del lungometraggio è immediata e lo spettatore si concede, per le due ore del film, di mettere in pausa le precedenti interpretazioni (Nicholson, Ledger, ecc) e abbandonarsi alla straordinaria performance di Phoenix.

L’attore statunitense lavora minuziosamente sulla prossemica del protagonista e ogni centimetro del suo corpo lo racconta, nello sguardo di Joker-Arthur c’è tutta la sofferenza e lo stupore che il genere umano ha saputo trasmettergli.

Arthur dopo l’accaduto in metro

Si tocca con mano il dolore e la tribolazione di chi combatte con la salute mentale, colui che cerca comprensione ed accoglienza ma è immerso in un mondo egoista e privo di empatia. Chiari i rimandi alla società consumista, figlia di quei media che impacchettano e forniscono ogni giorno la fotografia del quotidiano.

Ma chi deve essere Joker per il pubblico: un antieroe, un folle, l’uomo del futuro o un criminale? Entrare così a fondo nella sofferenza di Arthur porta lo spettatore a non porsi aprioristicamente contro il “cattivo”: si cerca di capire, di andare a fondo.

Con questo processo Philips ha dato vita ad una pellicola di alto livello, pregna di numerose sfumature: bisogna essere pronti ad accogliere Joker, pronti con lui a compiere un viaggio nell’incomunicabilità. Lo spettatore smonta i meccanismi della psiche insieme al fragile Arthur, accompagnato dal suo incredibile uso del corpo e da una colonna sonora che incornicia momenti chiave.

Joker porta con sé citazioni ed omaggi al grande cinema, primo fra tutti la presenza vera e propria in scena di Robert De Niro (Murray Franklin).

GIUDIZIO FINALE 

Come abbiamo fatto fin’ora a parlare di Joker senza conoscere l’animo e la profondità di Arthur? Philips ha raccontato il più banale dei temi: tutti vivono i proprio drammi interiori, chi più chi meno. L’ha fatto in modo eccelso grazie all’impeccabile Joaquin Phoenix, con un’interpretazione che si è ritagliata il suo preciso spazio nella storia del cinema.

Ora lo spietato Joker occupa per il pubblico un posto diverso: al punto da sentire come una pugnalata al cuore ogni volta che mamma Penny (Frances Conroy) chiama Arthur “Happy”, lui che felice non lo è stato mai.

Joker prima del Murray Show

Così, dopo aver amato questo personaggio, fino a che punto siamo pronti a giustificare il male e quando è necessario tonare lucidamente alla realtà dei fatti? Forse finché non empatizzeremo nuovamente con la sofferenza del piccolo Bruce Wayne-Batman.

VOTO: 9,5/10

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