«Vorrei solo riuscire a lavorare»

Se si hanno dei figli e si abita in periferia, una delle cose di cui ci si rende subito conto è la totale mancanza di spazi pubblici attrezzati che permetta ai bambini di svagarsi in totale sicurezza.

CSC Edoardo Antonelli

I pochi spazi fruibili, come il Parco della Cellulosa o quello di Gaverina, sono gestiti da volontari, mentre quelli piccoli ed attrezzati non sono gestiti da nessuno e spesso presentano giochi rotti, erba alta e deiezioni canine ovunque.

La domanda di servizi dedicati ai più piccoli in periferia è quindi sempre alta, motivo per cui sono nate tante attività private dedicate ad esempio alle feste per compleanni e battesimi.

Ma quella di cui vi stiamo per parlare ha un significato particolare.

LA STORIA

L’area nel cerchio arancione, all’incrocio fra via Piedicavallo e Via di Boccea, è un’area a destinazione da PRG Verde pubblico e Servizi pubblici di livello locale, attualmente ancora privata.

Nel cerchio arancione l’area dell’Happy Baby Park, mentre l’area verde chiaro che la contorna è la destinazione da PRG “Verde pubblico e Servizi pubblici di livello locale”

Su quell’area, nel 2015 Ettore Gentili inizia la realizzazione di una struttura dedicata ai bambini, recuperando un’area spesso soggetta a sversamento abusivo di rifiuti.

L’Happy Baby Park prima della cessazione dell’attività

Nel 2017 la struttura evolve, e si aggiunge la copertura visibile nell’immagine (qui in alto), per aumentarne la fruizione e la sicurezza. L’area diventa un punto di riferimento e un “servizio pubblico di livello locale”, anche se privato.

Gli automobilisti che percorrono quotidianamente la Via Boccea iniziano ad abituarsi allo skyline della tensostruttura, al punto che, quando viene smontata, riceviamo subito decine di richieste di spiegazioni dai cittadini e decidiamo di contattare direttamente Ettore, per farci raccontare cosa sia accaduto.

LA CHIUSURA

«Nel dicembre 2018 insieme al mio architetto – ci racconta Ettore – depositiamo in Municipio un progetto che prevedeva la realizzazione di un’area per bambini disabili con giochi inclusivi, un altro dei servizi di cui il territorio è totalmente sprovvisto. Nel progetto però ribadivamo la necessità di una convenzione che ci desse delle garanzie sulla durata dell’autorizzazione all’attività, poiché fino ad oggi abbiamo sempre dovuto procedere con autorizzazioni temporanee e, francamente, non si può affrontare un investimento senza certezze. Dopo una prima riunione a fine gennaio, ci dicono che il progetto dovrà passare per una commissione municipale.

Passano quasi due mesi ed andiamo in Municipio per sapere se ci sono novità, ma ci dicono che il progetto a loro non interessa, motivo per cui il passaggio in commissione non è stato fatto. Il tempo passa e si avvicina la scadenza dei permessi con conseguente chiusura del parco. Mandiamo e-mail su e-mail ma non riceviamo nessuna risposta.

Ora i permessi sono scaduti e per legge il parco deve restare chiuso e la struttura smontata.

Il Municipio ci ha risposto ad Agosto, dopo 8 mesi e solo dopo una nostra lettera di diffida di fine Luglio, dicendoci che l’Ufficio competente per la pianificazione generale del territorio è il Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica».

Certo, la pianificazione generale è in capo al Dipartimento P.A.U, ma quel che chiedeva Ettore è che il Municipio valutasse l’interesse pubblico dell’opera, un po’ come si fa nella fase preliminare delle opere a scomputo realizzate dalle A.C.R.U., dove si richiede al Municipio l’interesse pubblico dell’opera, che poi prosegue il suo iter al Dipartimento PAU.

«Ora io non lo so chi deve davvero rispondere – conclude Ettore – io voglio solo riuscire a lavorare».

Ettore Gentili, titolare dell’attività

A questo punto non sappiamo se e quando il Dipartimento Programmazione ed Attuazione Urbanistica risponderà, ma quel che sappiamo, o meglio che ricordiamo, è com’era l’area prima della riqualificazione ad opera di Ettore.

E sappiamo anche quante famiglie necessitino di un’area come la sua per i loro figli. Area che la pubblica amministrazione in periferia, sia essa Municipio o Comune, non è mai stata in grado di realizzare.

L’esperienza di Ettore, inoltre, è scoraggiante anche per quegli imprenditori che avrebbero voluto investire sulla riqualificazione di uno degli spazi non attrezzati lasciati dai comparti edificatori degli strumenti urbanistici del nostro territorio, destinandoli ad uno dei tanti servizi disegnati sulle mappe e mai realizzati: impianti sportivi, ludoteche, centri polivalenti e chi più ne ha più ne metta.

Senza contare che un’area abbandonata nella gran parte dei casi tende a diventare un facile bersaglio per lo sversamento abusivo di rifiuti, creando delle vere e proprie discariche abusive.

Questa, infatti, era proprio la condizione in cui rischiava di trovarsi l’area prima dei lavori di riqualificazione da parte di Ettore.

L’area prima della riqualificazione ad opera di Ettore

Se la pubblica amministrazione non avrà il coraggio di intraprendere un dialogo costruttivo e propositivo con questi soggetti, piuttosto che lanciarli in un palleggio infinito tra gli uffici, saremo destinati a fare a meno di qualsivoglia opera atta al miglioramento della qualità della vita degli abitanti della Roma fuori dal G.R.A.

Condividi
Nato a Roma il 26 aprile 1984. Autore di diversi articoli a carattere urbanistico. Da maggio 2011 è il Caporedattore della testata.