CINEMA: 35MM – 5 è il numero perfetto

Torna l’appuntamento con 35MMla rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo “5 è il numero perfetto” scritto e diretto da Igort (Igor Tuveri).

autoricambi palmarola

TRAMA

Peppino Lo Cicero (Toni Servillo) collaborava con la Camorra, era un sicario. Ora il figlio Nino (Lorenzo Lancellotti) ha preso il suo posto.

Nino rimane vittima di una delle sue “fatiche”e Peppino, pieno di dolore, decide di rimettersi in pista per vendicare la sua memoria. Scatenerà una vera e propria guerra con l’aiuto di Totò (Carlo Buccirosso) e Rita (Valeria Golino) per trovare l’assassino del suo amato figlio.

Peppino e Totò

RECENSIONE

Il fumettista Igort ha deciso di portare sul grande schermo la sua creatura nata nel 2002: così “5 è il numero perfetto” da graphic novel è diventato una pellicola che, anche per i meno appassionati del genere, risulta interessante.

L’attenzione per i dettagli è fondamentale, il lungometraggio è curato e questo fa sentire lo spettatore subito coinvolto nella storia. La pellicola assume un’identità ben precisa, il noir è il padrone del racconto. Servillo ci guida nei vicoli di Napoli, assaporiamo il grigiore degli anni ’70:gli spari continui, le guerre silenziose ed i vicoli deserti.

Rita e Totò

Una fotografia ben precisa che segnala ancora una volta la ricerca di caratterizzazione, la città partenopea è lontana dagli schemi tradizionali che la dipingono multicolore, in questa occasione sembra di trovarci nelle piovosa Londra o in una New York anni ’20.

Comincia il giallo e Igort che scrive e dirige è bravo nel creare l’attesa, l’inaspettato.

Un atto di coraggio portare in scena un lungometraggio simile, con un pubblico sempre meno abituato a racconti di questo genere e alla ricerca dell’isterica azione cinematografica. Un intreccio che non perde mai lo smalto del fumetto: l’arte che si snoda tra attualità, fantasia e narrazione.

GIUDIZIO FINALE

Igor Tuveri vuole raccontare un cinema vecchio stampo e non perde occasione per dimostrarlo con inquadrature e primi piani stretti, per un attimo ci sembra di essere catapultati nei duelli di Leone: sguardi muti che dicono tutto.

Peppino e Rita

Forse è questo il segreto ed il successo del film: il sapore del passato. Un elemento ben veicolato anche dai protagonisti Servillo, Buccirosso e Golino, quest’ultima forse la più anacronistica dei tre.

Tuttavia in qualche passaggio diffuso il ritmo si perde e qualche errore di scrittura compromette lo scorrere dell’intreccio, ma il finale ci risolleva e nel complesso si rimane piacevolmente soddisfatti.

VOTO FINALE: 6,5/10

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