Il Ragazzo di Auschwitz – Steve Ross | Newton Compton

Il Ragazzo di Auschwitz è un libro della memoria e per la memoria. Ci racconta la storia in soggettiva di Szmulek Rozental, un ragazzino con una bella famiglia a cui da un giorno all’altro, come a molti, viene strappato tutto dalle mani.

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I Rozental sono ebrei, e dopo aver subito una giornata di saccheggio e paura dovranno venire smembrati e divisi come famiglia, come parenti, come esseri umani.

Szmulek ha solo otto anni quando si ritrova ad iniziare una nuova “vita” nel girone infernale dei dannati senza un perché.

Non che possa esistere un motivo per far subire a qualcuno ciò che i tedeschi hanno inflitto al popolo ebraico, ai rom, ai gay e a tutti quelli che secondo loro non erano degni della nuova stirpe che stavano creando. Poracci!

Szmulek passerà da un campo di concentramento ad un altro, attraverso la privazione del cibo, la solitudine, il terrore di poter essere ucciso solo per un colpo di tosse o molto meno, verrà abusato, assisterà alla morte di altri bambini come lui, di gente che conosceva, imparerà a sopravvivere nonostante la bestia nera dell’Olocausto, dei nazisti, delle loro pistole e dei loro stivali neri tirati a lucido.

Il Ragazzo di Auschwitz è una preziosa testimonianza di ciò che è stato, della ferocia che è stata impressa negli animi di chi è stato deportato. Il ibro si svolge su due binari esattamente paralleli: la storia di Szmulek bambino e di ciò che ha passato durante gli anni di prigionia e di come si è “salvato”, fino alla liberazione avvenuta da parte degli americani e la nuova vita con tanto di famiglia e figli, che si è costruito a Boston con il nome di Steve Ross e di come ha impiegato tutto il tempo restante cercando di aiutare i ragazzi, di fargli capire l’importanza dell’istruzione, sempre e comunque, e mantenendo vivo il ricordo di quello che ha vissuto. Per lui e per gli altri.

Steve Ross portando la sua testimonianza cerca ogni giorno di dare un senso al fatto che è si è salvato dalle fiamme dell’inferno.

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