CINEMA: 35MM – Dolor y gloria

Torna l’appuntamento con 35MMla rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo “Dolor y gloria” l’ultima pellicola di Pedro Almodóvar.

Storie di campagna

TRAMA

Salvador Mallo (Antonio Banderas) è un regista che da anni non produce più film, subissato dai suoi problemi fisici e psichici che lo immobilizzano completamente.

Per via del restauro di “Sàbor”, l’opera che decenni prima lo consacrò come regista, riprende i contatti con Alberto Crespo (Asier Etxeandía), il protagonista della pellicola con cui non ebbe più rapporti dopo l’uscita del film.

Salvador da piccolo con sua madre

Numerosi ritorni e nuove situazioni lo porteranno ad una forte introspezione personale, soprattutto legata ai ricordi dell’infanzia.

RECENSIONE 

Dolor y gloria è una pellicola che, seppur nella sua pacatezza e la poca ritmicità, porta con sé numerosi spunti.

Pedro Almodóvar ora si spoglia totalmente, dopo anni in cui i suoi film erano stati solo riferimenti spot ai suoi vizi e virtù, si mette a nudo e sembra tornato in gran forma.

Si affida all’interpretazione di Antonio Banderas che, in molte occasioni, somiglia fortemente a colui che lo dirige. Banderas è bravo ed il suo Salvador è più che convincente.

Ma sarebbe riduttivo etichettare la pellicola come una mera autobiografia, Dolor y gloria è di più. Un labirinto vero e proprio in cui, probabilmente, il protagonista vaga per tutta la sua esistenza e chissà se prima o poi troverà l’uscita.

Il rimando continuo al passato di Salvador costituisce una pellicola che viaggia parallelamente alla vita attuale del protagonista, ciò riesce benissimo. L’infanzia di Salvador aderisce correttamente all’intreccio del presente, il racconto non soffre e aiuta ad incorniciare al meglio la sua esistenza quotidiana.

Salvador e Mercedes

Ma non finisce qui perchè Almodóvar non si è risparmiato su nulla: la pellicola è pregna di scene con un forte rimando al cinema italiano del realismo, una fra tante è il viso stanco di Penelope Cruz (Jacinta), una madre che fatica notte e giorno che ricorda il volto dismesso di Anna Magnani.

Se Fellini, spesso ispirazione stilistica di Pedro Almodóvar, con 8 1/2 aveva realizzato una pellicola dai caratteri fortemente autobiografici, anche per il regista spagnolo era arrivato il momento di realizzare un film che non nascondesse nulla e fosse la summa dei numerosi accenni nei lungometraggi precedenti.

Pedro Almodóvar lavora lucidamente su di un personaggio che in preda ad una crisi fisica e psicologia, ripercorre la sua esistenza facendo i conti con l’età e la vita, senza troppe scuse e giustificazioni. La scrittura teatrale si fa sentire e aiuta in modo consistente una narrazione importante, con le giuste pause e riflessioni.

Rimane difficile stabilire se i piccoli scollamenti nel racconto siano voluti oppure delle mancanze vere e proprie.

GIUDIZIO FINALE

La pellicola è un gioco continuo di scrittura, si entra e si esce dalla realtà con un facilità assoluta. Dolor y gloria è un film che ne contiene al suo interno almeno altri due e questo rimane appannaggio di qui pochi registi che sanno gestire bene gli intrecci che creano.

Salvador e Federico

Pedro Almodóvar ha dato vita ad un film che aspettava di essere scritto: avvolgente, accogliente e discreto con il pubblico.

Voto 8/10

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