Auxilium: al via la manifestazione «Con l’azzardo non si gioca»

Auxilium

un convegno all’università «Auxilium» di Roma dà il via alla manifestazione «Con l’azzardo non si gioca», organizzata dall’ateneo e dall’associazione Casa Famiglia Rosetta di Caltanissetta.

Una riflessione a più voci per analizzare le cause socio-culturali e psicologiche, gli intrecci tra economia e politica di un fenomeno che mina il bene comune e infonde l’idea che la ricchezza sia un regalo capriccioso della dea fortuna.

Interverranno don Ambarus Benoni, direttore della Caritas di Roma, Umberto Nizzoli, psicologo clinico e psicoterapeuta, esperto di dipendenze, in particolare dell’azzardo; Angela Sardo è la Direttrice della Comunità “Terra Promessa” della Associazione Casa Famiglia Rosetta di Caltanissetta; Gabriele Mandolesi del Movimento SlotMob.

Il convegno è parte di tre interventi che intendono informare riguardo al gioco d’azzardo, ma anche prevenire e soprattutto educare a contrastarne la diffusione. Gli altri due si tengono il 6 aprile 2019teatro e flashmob.

Don Ambarus Benoni, Direttore della Caritas di Roma, tra i promotori del Convegno, insieme alla Facoltà «Auxilium» e all’«Associazione Casa Famiglia Rosetta» di Caltanissetta, ha chiari i contorni del fenomeno che posiziona Roma come capitale europea del gioco d’azzardo non solo per gli adulti.

L’azzardo, vietato per legge ai minori, è invece parte integrante della loro vita. Nella Capitale, due ragazzi su tre (66,3%) tra i 13 e i 17 anni, gioca d’azzardo almeno una volta all’anno; il 36,3% dichiara di essere giocatore abituale, almeno una volta al mese attraverso scommesse sportive, gratta e vinci, slot machine, concorsi a premio. Il 62,8% conosce da vicino coetanei che giocano.

Non da meno il gioco online, che incentiva l’idea che tutto si possa risolvere con un click, anziché lavorare e studiare. I ragazzi rivelano una conoscenza diffusa: quasi il 95% conosce il Gratta e Vinci, l’89,4% il Lotto e Superenalotto, come pure le Lotterie (89%), le Scommesse Sportive (87,5%) le Slot machine (86,8%) il Bingo (84,1%). Ma percentuali alte raccolgono pure il Poker e il Blackjack con soldi (75,8%), il Casinò on line (conosciuto dal 75,4%). Meno conosciuti e diffusi le Videolottery (il 23,8%) e il Win for life (solo il 18,2%).

Dati che posizionano l’Italia al quarto posto nella classifica mondiale dei paesi con le perdite maggiori. Un “paese di giocatori” dove, secondo le indagini del CNR, il numero di coloro che gioca d’azzardo almeno una volta l’anno è ormai pari a oltre 17 milioni, 42,8% della popolazione tra i 15-64 anni. Erano 10 milioni nel 2014.

«Bisogna intervenire sull’educazione dei giovani, coinvolgendo la famiglia, la scuola». È il parere di Umberto Nizzoli, psicologo clinico e psicoterapeuta, tra i più profondi conoscitori delle dipendenze in generale.

Nel suo intervento, Nizzoli mette in rapporto il gioco con le emozioni, per precisare come «le attività legate al gioco d’azzardo si articolano lungo un continuum che parte dagli aspetti ludico-ricreativi, sociali e istituzionali della pratica che possono essere altamente piacevoli e addirittura consigliabili».

È ovvio che chi è più vulnerabile, cioè con minori strumenti cognitivi, emotivi, sociali, economici, è maggiormente esposto a sviluppare condotte impulsive o essere coinvolto in forti emozioni o ad attuare comportamenti rischiosi. Di conseguenza, la «prevenzione può svilupparsi a tanti livelli, da quello macro-politico a quello personale», non dimenticando nel percorso di cura e di prossimità le famiglie di chi è coinvolto nel gioco.

Angela Sardo è la Direttrice del Centro di Accoglienza “Terra Promessa” della «Associazione Casa Famiglia Rosetta» di Caltanissetta. È quotidianamente a contatto con giovani e giovani adulti con problemi di dipendenza patologica e disturbi del comportamento, che hanno deciso di intraprendere percorsi di recupero e di reinserimento sociale.

È la prossimità la cifra identificativa del programma che offre molteplici servizi orientati verso chi vive il disagio delle dipendenze, e anche verso le loro famiglie, con programmi personalizzati per la riprogettazione della propria esistenza e dello stile di vita, la riconquista del benessere personale, il reinserimento nella società e il raggiungimento di un nuovo stile di vita.

Infine, Gabriele Mandolesi del Movimento SlotMob, sostiene che c’è «urgente bisogno di invertire la rotta, rimettendo al centro la tutela delle persone rispetto agli interessi economici».

Infatti, lo Stato e le aziende private del settore, in un regime di concessione, gestiscono il mercato dell’azzardo con fatturati e utili che altri settori di produzione possono solo sognarsi di guadagnare. «Tutto questo – precisa ancora Mandolesi – genera una serie di problemi che hanno a che fare con la giustizia sociale».

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