ALLUVIONE 2014: Cinque anni di immobilismo

Era la notte del 31 Gennaio 2014, quando 120mm di pioggia, concentrati nella fascia dalle 02:00 alle 07:00 del mattino, gonfiarono tutti i Fossi del territorio fino al cedimento. E la periferia, quella mattina, si svegliò sommersa dal fango.

CSC Edoardo Antonelli

Sembra ieri, ed invece sono già passati cinque anni. Ma sembra ieri perchè effettivamente, rispetto a ieri, nulla o quasi nulla, è cambiato.

Se da un lato il nostro annuale martellamento ha permesso di avere un occhio di riguardo quantomeno per la pulizia annuale dei Fossi urbani del Territorio, è anche vero che dal punto di vista strutturale gli impianti sono ancora gli stessi di cinque anni fa.

Eppure di rilievi e monitoraggi ne sono stati fatti tanti ed in alcuni casi sono stati anche stanziati i fondi, ma la mancanza di progetti da presentare per richiedere quei fondi, ha fatto sì che il treno passasse senza essere preso.

Pensiamo ad esempio al Programma Italia Sicura 2015/2020, dove per il nostro territorio erano stati stanziati oltre 11 milioni di euro per due progetti molto importanti:

  • Adeguamento e riordino della rete dei collettori nel bacino del Fosso di Campo Morto;
  • Ripristino dell’Alveo del Fosso del Bamboccio.

Per il ripristino del Fosso del Bamboccio, non essendoci il progetto, non si è potuto accedere al finanziamento. Mentre per il Fosso di Campo Morto, che raccoglie le acque miste di una parte del quartiere di Selva Candida e di tutto l’impluvio di Via della Cellulosa, siamo riusciti a spiegare all’amministrazione, in una riunione dove si parlava di un impianto di sollevamento vicino, che era tutto pronto: ditta, progetto, soldi.

Nel 2018 è stata riattivata la pubblica utilità e si è concluso l’iter degli espropri ed entro quest’anno dovrebbero partire i lavori.

Il Fosso di Campo Morto è l’unica opera strutturale che potrebbe vedere la luce nei prossimi anni (non se ne parla comunque prima del 2021), ma per il resto non sono previsti interventi.

Ne sarebbero invece necessari diversi, come stabilito nel Piano Roma Sicura, un rapporto sul richio alluvioni e frane nel territorio di Roma Capitale realizzato dall’Autorità di distretto idrografico dell’Italia Centrale in collaborazione con la struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche della Presidenza del Consiglio #italiasicura, l’Ispra e il Dipartimento della Protezione civile nazionale

Dal rapporto emerge che forse la nostra è la periferia che ha il maggior numero di investimenti concentrati in una porzione ridotta di territorio, principalmente destinati al recupero del Rio Galeria, il bacino idrico più importante.

Nel dettaglio l’Autorità ha previsto:

  • Messa in sicurezza Rio Galeria (7,9 milioni di euro);
  • Realizzazione cassa di espansione Rio Galeria (15,6 milioni di euro);
  • Rio Galeria – Messa in sicurezza attività produttive loc. Pantan di Grano e Malagrotta (10,9 milioni di euro);
  • Rio Galeria – Messa in sicurezza della zona urbana di Ponte Galeria e adeguamento attraversamenti (3,2 milioni di euro);
  • Messa in sicurezza idraulica della zona abitata loc. Casal Selce e Casalotti. (4,9 milioni di euro);
  • Ripristino Alveo del Fosso del Bamboccio, in zona Selva Candida (6,3 milioni di euro).

In questa situazione di costante pericolosità per i cittadini, che ad ogni pioggia piú copiosa rivivono gli incubi di quella notte, il Comune ha pensato bene non di sistemare il bacino del Rio Galeria, ma di proporre un impianto di Compostaggio del costo di circa 25 milioni di euro, fregandosene del problema alluvione e pretendendo anche che i cittadini lo accolgano a braccia aperte.

Per concludere, la natura ci ha messo a disposizione almeno cinque anni per correre ai ripari, e noi li abbiamo sprecati. Che non si dica, al prossimo evento alluvionale: “una tragedia imprevedibile”.

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