CINEMA: 35MM – Bohemian Rhapsody

Torna l’appuntamento con 35MMla rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo “Bohemian Rhapsody” di Bryan Singer.

autoricambi palmarola

TRAMA 

Farrokh Bulsara (Rami Malek) nel 1970 entra a far parte di una band di giovani universitari che da lì a poco prenderà il nome di “Queen“.

Dopo i primi concerti, verranno notati dai più della musica e, da quel momento l’ascesa sarà breve.

Farrokh, il frontman, diventerà ufficialmente il Freddie Mercury perdutamente innamorato della sua Mary Austin (Lucy Boynton).

La sperimentazione musicale è fortissima, i “Queen” nel 1975 danno vita ad un album ispirato all’Opera.

Dopo aver composto “A night at the Opera”

Dopo gli anni ’70 il succedersi degli eventi muterà l’equilibrio della band e del privato di Freddie che solo a metà degli anni ’80 riprenderà le redini della sua vita.

Mercury dopo un periodo da solista si ricongiunge con i suoi compagni e con la sua famiglia: taglia i rami vecchi e marci della vita sregolata condotta fino a quel momento.

Il Live Aid del 1985 sarà un evento di portata mondiale che rivedrà i “Queen” straordinariamente riuniti.

RECENSIONE

Il racconto prende vita con il giovane Freddie che è pronto a conquistare il suo pubblico e, appena dopo, il mondo intero. La sua mutazione sembra essere repentina. Il minuto prima è perdutamente innamorato di Mary, quello dopo si accorge di essere omosessuale o forse bisessuale, chissà. Si evince che Freddie, prima Farrokh, è caratterizzato da un’interiorità forte, tuttavia, manca nella narrazione quella parte introspettiva utile ad entrare fino in fondo in empatia con il personaggio.

Rami Malek ha lavorato tantissimo sull’immagine e sulla prossemica di Mercury, l’interpretazione è intensa. Grazie a lui riusciamo a rimettere insieme i pezzi del protagonista che dall’intreccio, spesso, salta fuori in modo macchiettistico.

Freddie e Mary

Velocemente i “Queen” si disgregano, capiamo poco degli altri componenti del gruppo e c’è l’affannosa ricerca di raccontare il privato di Freddie. Arrivando sino al suo periodo da solo a Monaco, quando ormai abbiamo già immaginato e ricostruito tutto da soli.

I vuoti e, forse, più precisamente, le superficialità narrative sono colmate dalle immagini appaganti. I momenti che riassumo la creazione dei nuovi brani trasmettono l’essenza ed il vero genio dei “Queen”. Un montaggio coraggioso che non smette mai di dar ritmo alla pellicola.

Allora forse la grandezza della film è racchiusa in questi pochi elementi: l’altissima interpretazione di Rami Malek, il sapiente uso dei brani e l’energia di un montaggio importante.

GIUDIZIO FINALE

Definire “Bohemian Rhapsody” non è facile. Per i fan accaniti sarà risultata una sommaria approssimazione di un Dio sceso in terra, per tutti gli altri un magnifico e barocco prodotto che di tanto in tanto perdeva qualche colpo.

Il Live Aid

Si esce dalla sala pronti a cantare con la potenza che solo Freddie sapeva avere, con l’amaro in bocca di aver perso un genio come Mercury e con la consapevolezza che non è oro tutto quello che luccica. Un prodotto americano, pieno di orpelli, inevitabilmente da vedere. 

VOTO FINALE: 7,5/10

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