LEGO: Se la passione diventa professione

Lego

Chi da bambino non ha mai avuto fra le mani il mattoncino più famoso al mondo e chi, spargendo i mattoncini sul tappeto, senza istruzioni, non ha mai provato a costruire qualcosa di unico, giocando con le forme e le infinite composizioni possibili?

Storie di campagna

Beh, se molti di noi li hanno abbandonati nel tempo, magari per sostituirli con giochi tecnologici, Mirko Crucchiola ne ha fatto uno dei suoi scopi principali, provando a trasformare un sogno in una vera e propria professione.

Quando nasce la tua passione per i Lego?

Sin da piccolo, appena ho cominciato ad avere consapevolezza di quello con cui volevo giocare, ho sempre scelto i Lego e non li ho più abbandonati.

Quando ti sei accorto che non era più solo un gioco?

Me ne sono reso conto nel 2007, quando ho sentito la necessità di fare  un passo in avanti in termini di complessità realizzativa, ed ho acquistato un Millennium Falcon, la famosa navicella di Star Wars.

Fu una sorta di investimento, non si parlava già più di gioco, soprattutto considerata la spesa.

Appena ventenne vedevo altre persone, più adulte, avere il mio stesso interesse e così ho cominciato a rendermi conto che dietro al gioco c’era spazio anche per una vera e propria professione, ed è l’obiettivo che sto cercando di raggiungere.

Parlaci del concorso

Il concorso si basa su di un crowdfunding un po’ anomalo. Generalmente tramite questa operazione si raccolgono fondi per portare avanti un progetto, in questo caso si richiedono voti.

Lo scopo è quello di raggiungere 10,000 voti di supporto per far sì che la Lego prenda in considerazione il mio modello, in questo caso “Atlante”.

Per votare basta andare sul sito ideas.lego.com e cercare “Atlas”, iscriversi gratuitamente ed esprimere la preferenza.

Al raggiungimento dei 10.000 voti non è automatica la messa in commercio del modello, ma c’è la garanzia che il progetto giunga direttamente alla Lego, che lo revisiona e ne verifica la fattibilità in ogni suo aspetto: dal marketing alla “giocabilità”.

Lego

Come nasce Atlante?

Atlante è per l’appunto il progetto che ho realizzato per questo concorso, ed ha bisogno di essere supportato, anche perchè nessun italiano fino ad oggi è mai riuscito a raggiungere questo obiettivo e sarebbe una bella soddisfazione poter essere il primo.

Nasce da un’altra personale passione, quella per il viaggio ed in particolare per la Grecia, luogo in cui sono stato numerose volte e di cui amo la mitologia.

Ho pensato a qualcosa che potesse unire entrambi i miei interessi: così ho realizzato manualmente il Mito d’Atlante, un storia particolare quanto attuale.

Come è vista la Lego in Italia?

A livello internazionale è una realtà importante già da tempo, nel nostro paese sta tentando di emergere da circa 15 anni.

Basti pensare che uno dei più importanti artisti Lego, Nathan Sawaya, è arrivato ad esporre in Italia solo un anno fa, dopo aver portato le sue opere in giro per il mondo.

In ogni caso sono molto fiducioso ed il web si sta dimostrando un fantastico supporto.

Esiste la possibilità di poter vivere con questa passione?

Si tratta di un passione costosa, per dar vita a progetti più grandi c’è la necessità di acquistare numerosi pezzi.

Attualmente mi sto concentro per creare modelli più piccoli.

Molti dei ragazzi che hanno utilizzato la piattaforma “Lego Ideas”, la stessa che sto sfruttando io, stanno realizzando alcuni lavori. Non sono stati assunti ma, se il progetto viene prodotto da “Lego Ideas”, ottengono una piccola retribuzione. In alternativa si potrebbe diventare affiliato “Lego Professional”, come l’artista che ho citato prima, con la possibilità di acquistare i pezzi per le opere a minor prezzo.

Non sarebbe il traguardo ma  un buon punto di partenza.

Senti di poter dire che si tratta di una forma d’arte?

Sotto certi aspetti sì, dipende da cosa si costruisce.

Le “MOCs” (My Own Creations), ovvero “Mie Creazioni Personali” le definisco opere d’arte. Seppure in miniatura, rappresentano comunque delle sculture. Nella mostra “The art of The Brick” di Sawaya ci sono gigantesche riproduzioni in Lego di quadri o di statue romane. Quindi, come per i colori e la tela per i pittori o il marmo per gli scultori, anche qui ci si confronta con degli strumenti (in questo caso i mattoncini) per produrre qualcosa di unico. Quindi sì, secondo il mio punto di vista anche questa è una forma d’arte. L’unica differenza, se proprio vogliamo, è che tutta l’opera realizzata potrebbe essere smontata e riutilizzata per fare altri progetti. Ma più che una differenza, a mio avviso, questa enorme versatilità è proprio la forza della Lego.

Lego

Condividi