CINEMA: 35MM – Rosso Istanbul

Torna l’appuntamento con 35MM, la rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo “Rosso Istanbul” del cineasta turco Ferzan Ozpetek.

autoricambi palmarola

TRAMA

Dopo vent’anni l’editor Orhan Sahin (Halit Ergenç) torna ad Istanbul per aiutare il regista Deniz Soysal (Nejat Isler) con un libro, il racconto che racchiude tutta la sua vita.

L’opera di Deniz colpisce molto Orhan che pian piano tocca con mano i ricordi letti nello scritto del regista, venendo a contatto con gli stessi personaggi. Attraverso il viaggio nella vita dell’autore, carica di ricordi, incontri forti e situazioni segnanti, Orhan ripercorrerà alcuni passi della sua esistenza.

Deniz e Yusuf

Il libro di Deniz scuoterà le vite dei protagonisti e dell’editor arrivato dall’Inghilterra, fornendo ad essi numerosi spunti di riflessione.

RECENSIONE

La pellicola “Rosso Istanbul” nasce dall’omonimo romanzo di Ozpetek del 2013. Il regista turco mette in scena il film ispirandosi al suo libro e aggiungendo alcuni elementi significativi, come il protagonista Orhan.

Il titolo pone subito al centro l’antica capitale turca. La fotografia è curatissima, sono numerose le panoramiche su Istanbul che appare del tutto occidentalizzata, ormai di orientale c’è ben poco. Quello che rimane nel cuore dello spettatore è il legame con il Bosforo, elemento fondamentale per i nativi della città.

Ozpetek anche in questo caso si presenta come un grande narratore di emozioni e di sentimenti, risulta difficile non empatizzare con i protagonisti. Il film matura nel tempo, la storia è intricata e composta dall’incrocio di molte vite.

“Rosso Istanbul” si presenta pacatamente e soprattutto in modo criptico, quasi volendo farsi decifrare e svelandosi solo verso le ultime battute della storia. Si imposta come film rivolto a chi già conosce la maniera di comunicare di Ozpetek. Il cineasta turco per tale occasione è meno diretto ed impattante. La pellicola, infatti, presenta qualche problema.

Alcuni passaggi risultano incompleti per uno spettatore poco abituato a determinati linguaggi. Altri risultano addirittura troppo statici ed ancorati ad una narrazione più vicina a quella di un libro.

Difficile affezionarsi al protagonista che spesso appare amorfo, apatico ed impenetrabile, solo nella seconda parte del film riuscirà lentamente a rivelarsi.

Ozpetek compie un’interessante commistione tra il genere drammatico ed il noir, aggiungendo un nuovo elemento poco comune ai lavori precedenti.

Yusuf, Neval e Orhan

In un certo qual senso ci troviamo davanti una storia fragile e dispersiva, fatta di personaggi irrisolti e poco chiari e da numerose dinamiche incomplete. Ciò nonostante il continuo punto interrogativo rappresenta la malattia e la cura della pellicola.

Si deve esser pronti a godere ed interpretare attentamente numerosi sguardi, silenzi, dettagli, scorci e riprese significative; Ozpetek nutre una grande passione per quelle dei protagonisti di spalle.

GIUDIZIO FINALE

L’ultima creatura di Ferzan Ozpetek è poco visiva, a differenze delle storie a cui eravamo abituati. L’introspezione dei personaggi è sempre viva ma in “Rosso Istanbul” sembra che lo spettatore debba interrogare i protagonisti e affrontare autonomamente le dinamiche.

La cena a casa di Deniz

Risulta molto facile perdere il filo del racconto, spesso la pacatezza della pellicola si tramuta in un ritmo lento che compromette la storia.

VOTO FINALE: 6,5/10

 

Condividi