FOSSI URBANI: Nessuna manutenzione e competenze ancora frammentate

Nell’edizione del Pungolo di Settembre/Ottobre 2016, avevamo evidenziato alcune criticità in merito ai Fossi Urbani, riguardanti sia la mancanza totale di manutenzione, sia la frammentazione delle competenze, che non permette una continuità ed una omogeneità di intervento.

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A cinque mesi di distanza dall’articolo e a più di tre anni di distanza dalla tragica alluvione del 31 Gennaio 2014, nella quale non ci furono vittime solo per una fortunata coincidenza, purtroppo nulla è ancora cambiato.

I Fossi Urbani non ricevono una manutenzione adeguata da anni.

Molti bacini sono ancora divisi per competenza fra Consorzio di Bonifica Tevere Agro Romano (C.B.T.A.R.), ARDIS, Città Metropolitana (già Provincia di Roma) e Comune di Roma.

Non è stato ancora dato seguito al Programma Italia Sicura 2015 – 2020, che prevede per il nostro territorio due investimenti fondamentali come:

  • L’Adeguamento ed il riordino della rete dei collettori nel bacino del Fosso di Campo Morto, per un importo pari a 5.000.000 di euro;
  • Il Ripristino dell’Alveo del Fosso del Bamboccio, per un importo pari a 6.250.000 di euro.

LE COMPETENZE

Non è stato ancora risolto il problema della proprietà delle fasce di pertinenza dei bacini idrici, indispensabili per la manutenzione e la sicurezza, molte delle quali risultano occupate indistintamente sia da strutture abusive, che da strutture realizzate con regolare licenza.

A tal proposito, a seguito di una richiesta di intervento di pulizia e del ripristino di una sponda del Fosso dell’Acquasona, da parte di un cittadino, il C.B.T.A.R. ha tenuto a precisare che quella porzione di Fosso è al di fuori del perimetro della loro competenza.

Per far capire ai cittadini di cosa stiamo parlando, basti guardare la mappa qui in alto.

Le porzioni escluse dalla manutenzione del CBTAR (a destra della linea verde) sono di estensione davvero ridotta, poche centinaia di metri, ma sufficienti a generare una discontinuità importante, lungo uno dei tratti che ha subìto più danni durante l’ultima alluvione.

Nell’eterno gioco dello scarico delle responsabilità, il comune è arrivato addirittura a sostenere che la responsabilità di alcuni tratti possa ricadere sui proprietari frontisti, come se non vi fosse differenza fra tappare autonomamente una buca con un sacchetto di asfalto (cosa che accade ai proprietari frontisti nelle strade del tipo “private aperte al pubblico transito”) ed occuparsi autonomamente della pulizia di quello che in sostanza è un piccolo fiume.

In sintesi, nei tre anni trascorsi da quella fatidica data, quel poco che si poteva fare non si è fatto ed in materia di sicurezza le istituzioni continuano a “navigare a vista”.

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Nato a Roma il 26 aprile 1984. Autore di diversi articoli a carattere urbanistico. Da maggio 2011 è il Caporedattore della testata.