CINEMA: 35MM – Non c’è più religione

Torna l’appuntamento con 35MM, rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo “ Non c’è più religione ” per la regia di Luca Miniero.

Storie di campagna

TRAMA

A Porto Buio il presepe è il protagonista del Natale, in modo particolare del turismo invernale, animando l’isola quando il caldo non la fa più da padrone.

Quest’anno, però, c’è un problema non indifferente: il bambinello. Nell’isola la natalità è calata vertiginosamente, anzi, ormai da anni non nascono più bambini e l’abitante più giovane di Porto Buio è tutt’altro che piccolo e adatto per essere un neonato.

Il sindaco Cecco (Claudio Bisio), da poco eletto, cerca una soluzione e alla fine pare aver trovato un’escamotage.

Cecco e Suor Marta si recano dalla comunità musulmana
Cecco e Suor Marta si recano dalla comunità musulmana

Cecco propone la sua idea alla fidata Suor Marta (Angela Finocchiaro): trovare un accordo con la comunità musulmana dell’isola, integrandoli nel paese, affinché uno dei loro bambini interpreti Gesù nel presepe vivente.

Le due realtà cominceranno a confrontarsi proprio come accadrà agli amici di vecchia data Cecco, Suor Marta e Marietto ora Bilal (Alessandro Gassman).

RECENSIONE

Luca Miniero torna sul grande schermo con una squadra che ricorda “Benvenuti al Sud” ed il suo sequel, tanti elementi come l’ambientazione e l’atmosfera  rimandano alle precedenti pellicole del regista.

“Non c’è più religione” è una commedia che poggia le basi su una storia con una problematica ben precisa e su personaggi altrettanto delineati. Le premesse di Miniero, però pian piano sfumano, dando vita ad una mescolanza di fatti e luoghi comuni che non vedranno mai luce.

Attraverso le risate, il regista e gli sceneggiatori hanno tentato di smontare tante tematiche attuali.

I contenuti sociali e culturali erano numerosi e l’errore sempre dietro l’angolo, tuttavia si è tentato di aggirare l’ostacolo leggendo il tutto in chiave leggera e smorzando la complessità dei contenuti. Il risultato è stato una trattazione semplicistica, del tipo: “tutto è possibile, siamo nell’era della globalizzazione”.

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Bilal e Cecco

Ciò nonostante la religione, l’integrazione, la bassa natalità e la ricorrente “questione” meridionale hanno trovato, seppure a tratti, respiro grazie alla storia dei tre protagonisti. Il passaggio dalle situazioni di paese a quelle interne dei protagonisti si imposta inizialmente come un aspetto positivo per le sorti della pellicola.

Claudio Bisio (Cecco) Angela Finocchiaro (Suor Marta) e Alessandro Gassmann (Bilal) sono attori che funzionano sempre bene in questo tipo di atmosfera comica atta alla riflessione, che si snoda toccando corde ben precise. Purtroppo nel concreto il loro incastro di vite funziona poco, perché totalmente slegato dalla realtà di Porto Buio.

Anche in questa pellicola torna la problematica delle nascite per le famiglie italiane. Sembra che il tema della maternità sia molto caro ai registi che, negli ultimi tempi, hanno raccontato spesso questo disagio.

Insomma, il film ambientato in un’isoletta del sud Italia si risolve con un agglomerato di dialetti, dove vivono realtà diverse e contrastanti, con personaggi dall’evoluzione troppo repentina. Una confusione tale da rendere Bilal, islamico convinto dei suoi usi e costumi, quasi legato nuovamente alla sua originaria cultura occidentale.

GIUDIZIO FINALE

Nelle pellicole precedenti di Luca Miniero l’esperimento di raccontare gli stereotipi italiani era riuscito bene. In questo caso le situazioni e le tematiche erano molteplici ed i troppi elementi compenetrati tra loro.

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Le prove del nuovo presepe

La volontà del regista e degli sceneggiatori consisteva nell’aggirare i luoghi comuni, leggendoli diversamente, quasi volendo fornire allo spettatore una soluzione.

Il finale, alquanto scontato, è stata l’ulteriore dimostrazione del mancato raggiungimento dell’obiettivo.

VOTO FINALE: 5/10

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