CINEMA: 35MM – Lo chiamavano Jeeg Robot

Torna l’appuntamento con 35MMrubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. A cadenza quindicinale vi presenteremo una pellicola in programmazione nelle sale italiane.

Storie di campagna

Per il 44° numero vi proponiamo “Lo chiamavano Jeeg Robot” diretto da Gabriele Mainetti.

TRAMA

Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria), dopo essere sfuggito all’ennesimo inseguimento a causa di un furto, si getta nel Tevere ed entra in contatto con una singolare sostanza che gli concederà una forza inaudita.

Il ladro di Tor Bella Monaca non realizza subito di avere delle nuove potenzialità. Un giorno però, dopo una caduta mortale, l’uomo rimane illeso e prende reale coscienza che qualcosa in lui è mutata.

La strada del “nuovo” Enzo si incontra con quella di Alessia (Ilenia Pastorelli), una giovane disagiata, con gravi problemi familiari e totalmente ossessionata dal cartone giapponese “Jeeg Robot d’acciaio”.

Fabio, “Lo Zingaro”

La forza dell’uomo non passa inosservata all’opinione pubblica che, grazie ai mass media, prende atto dello straordinario ladro a volto coperto.

Chi più di tutti ne rimane “affascinato” è il giovane Fabietto, detto “Lo Zingaro” (Luca Marinelli). Il delinquente, a capo di una batteria che tratta con la Camorra, vuole scoprire a tutti i costi l’identità di questo super eroe, con l’obiettivo di ricavarne un vantaggio.

RECENSIONE

“Lo chiamavano Jeeg Robot” è il lungometraggio d’esordio di Gabriele Mainetti con la sceneggiatura di  Nicola Guaglianone e Menotti.

La pellicola è un prodotto totalmente nuovo per il panorama cinematografico italiano. Mainetti, audacemente, tenta la commistione tra fantasy, azione, gangstar e splatter.

Parafrasando l’omonimo manga giapponese, il film propone la figura dell’eroe e del suo nemico. Il romano Jeeg Robot appare taciturno, rudeburbero. Una personalità controversa che fa fatica ad emergere e collide troppe volte con quella del cattivo.

Nasce così una disparità troppo forte tra l’eroe ed il suo antagonista, in cui quest’ultimo spicca al punto da sovrastare anche il personaggio principale.

Tuttavia Claudio Santamaria (Enzo Ceccotti) si svela in due punti, alquanto introspettivi, quasi dialogando con se stesso e per un attimo riconquista la scena.

Enzo e Alessia

Ilenia Pastorelli (Alessia) gioca in casa con un ruolo tagliato e cucito su di lei: spontanea e genuina.

Sarebbe riduttivo e retorico affermare che Luca Marinelli (Fabio) interpreti il cattivo dei giorni nostri. “Lo Zingaro”, è una personalità criminale mentalmente disturbata e ossessionata dalla sua stessa persona. Assetato di visibilità e di “visualizzazioni”, a metà strada tra il Joker e Alex DeLarge di “Arancia Meccanica”.

Il tanto splatter urla il nome di Tarantino, il quale nel corso della pellicola viene “romanamente” citato da uno degli interpreti.

Santamaria è, putroppo, un protagonista che per buona parte del film rimane immobile. Il suo Jeeg Robot è sì introverso, ma ciò non giustifica il silenzioso personaggio di Enzo, che si dimostra in modo più marcato solo agli sgoccioli della pellicola.

Fabio vede un murales dedicato all’eroe mascherato

Le scene più esilaranti sono ampiamente presenti e guidate, nella prima parte, da Luca Marinelli. La straordinaria mimica e l’interpretazione confermano le capacità del giovane romano.

Il tutto è incorniciato da indimenticabili successi della musica italiana degli anni Ottanta.

GIUDIZIO FINALE

Il film sembra concludersi già all’inizio del secondo tempo, e l’ultima mezz’ora appare superflua e ridondante. L’unica nota positiva è l’attesa manifestazione della personalità di Enzo, trattenuta per tutto il film. Tuttavia la pellicola si dimostra un buon esperimento cinematografico, un film godibile che con qualche limatura narrativa in più si sarebbe posizionato un gradino più in alto.

Lo sfondo è quello di una Roma attuale sempre in lotta con se stessa tra passato, presente e futuro.

Non c’è nessun particolare messaggio oltre la concreta storia raccontata: il cattivo si comporta come tale, mentre il nostro eroe deve fare i conti con il suo essere e prendere atto che, anche se atipico, è comunque un eroe.

VOTO FINALE: 6,5/10

Condividi