CINEMA 35MM – Gli ultimi saranno ultimi

Torna l’appuntamento con 35MM, rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Ogni venerdì a cadenza quindicinale vi presenteremo una pellicola in programmazione nelle sale italiane.

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Per il 40° numero vi proponiamo “Gli ultimi saranno gli ultimi” di Massimiliano Bruno.

Il regista romano torna sul grande schermo con una pellicola diversa, che lascia il segno rispetto ai suoi lavori precedenti.

TRAMA

Luciana (Paola Cortellesi) ha 34 anni vive ad Anguillara nella provincia di Roma, insieme a Stefano (Alessandro Gassman), suo marito. È una donna semplice, sempre sorridente e tutte le mattine si reca, rigorosamente in pullman, nella fabbrica di parrucche dove lavora. Stefano invece è disoccupato e non intende dipendere da nessun “padrone”, ogni giorno è alla ricerca dell’affare buono che darà loro la svolta. I due aspettano da tempo di poter allargare la famiglia, finché un giorno Luciana scopre che l’attesa gravidanza è arrivata.

Antonio e sua madre

L’euforia della notizia però si consuma velocemente. I superiori di Luciana scoprono la gravidanza e la licenziano, o meglio, non le rinnovano il contratto a tempo determinato.

I soldi non ci sono e la situazione precipita giorno dopo giorno.

Contemporaneamente al turbinio di eventi che caratterizzano la vita di Stefano e Luciana arriva ad Anguillara Antonio (Fabrizio Bentivoglio). L’uomo è un poliziotto veneto, trasferito in paese a causa di una brutta storia che gli fa guadagnare l’appellativo di “infame” da parte dei suoi compagni.

Il tutto scandito continuamente dalle messe e dai rosari che, a causa delle interferenze provocate dalle antenne, sono udibili durante il giorno e nei posti più improbabili.

RECENSIONE

La pellicola “Gli ultimi saranno gli ultimi” è figlia dell’omonimo spettacolo teatrale scritto e diretto da Massimiliano Bruno, con unica protagonista Paola Cortellesi (Luciana). Dopo otto anni il regista ha trasposto il suo lavoro sul grande schermo.

È evidente come il nuovo film di Massimiliano Bruno risenta dell’influenza del teatro.

La storia si costruisce attorno ai tre personaggi principali interpretati da Cortellesi, Gassman e Bentivoglio. Tuttavia l’attrice romana emerge al di sopra di tutti. Ciò è dovuto sia alla centralità del suo personaggio ma anche alla grande interpretazione. Luciana (Paola Cortellesi) è sognatrice, comica e drammatica allo stesso tempo. Un plauso alla Cortellesi  che ha dimostrato la sua duttilità nella recitazione.

Luciana e Stefano

Alessandro Gassman (Stefano) si prende il giusto spazio per affiancarla. Rappresenta correttamente il marito fannullone, “farfallone” ma fondamentalmente semplice e di animo buono. Anche lui stanco, esasperato dalla staticità di una situazione che sembra destinata a non mutare mai, anche a causa della sua stessa passività.

Una condizione che, come ripete spesso Luciana, “fa schifo” ma nel momento in cui viene meno sposta degli equilibri labilissimi e si frantumano anche quelle ultime certezze rimaste.

L’altro interprete è Fabrizio Bentivoglio (Antonio), il personaggio del poliziotto non è propriamente nelle sue corde. Purtroppo il ruolo di Bentivoglio non regge il confronto con le altre componenti forti della pellicola.

Gli altri personaggi compongono una cornice che si adatta bene ai perni principali della vicenda.

Ognuno di loro ha un profilo ben delineato, questa è un’altra delle forze della pellicola.

Stefano Fresi (Bruno), si cala nel modo giusto nella parte e fa la differenza anche con un personaggio di contorno. Ilaria Spada (Simona) invece è la bella del paese, guardata da tutti e sulla bocca di tutti.

Il compleanno di Stefano

Lo spettatore è spesso coinvolto sia per la veemenza che per la spontaneità degli interpreti in alcuni passaggi.

Si comprende la disperazione di Luciana nel corso della discussione con Stefano, allo stesso modo si percepisce l’assoluta naturalezza e familiarità durante il pranzo tra gli amici, è come se fossimo seduti lì con loro.

Massimiliano Bruno tratta tematiche importanti, ben definite ed inserite nella storia in modo corretto senza sconfinare o cadere nel banale.

Il film ci porta a riflettere su vari fronti: dalla crisi conclamata, alla condizione della donna incita e al rapporto con il “diverso”.

Sono temi già trattati spesse volte ma in questo caso il registra le racconta in un modo tutto diverso, nel tentativo di appassionare il pubblico a questi anti eroi dei giorni nostri.

GIUDIZIO FINALE

Il regista romano ha compiuto il salto di qualità. Dopo “Confusi e felici” é ritornato sulla buona strada percorsa con “Viva l’Italia”, questa volta però in una chiave tutta nuova.

La pellicola di Massimiliano Bruno è una commedia con una forte vena drammatica in cui le risate non mancano, ma sono ben calibrate per mantenere il giusto equilibrio con le tematiche forti.

Sicuramente il finale è tutt’altro che scontato ma risulta difficile inquadrare se la scelta sia stata la più giusta o meno.

Tuttavia è il caso di dire che l’esasperazione porta alla svolta; allora vale ancora, nel nostro tempo, dire che “il lavoro nobilita l’uomo”?  Forse questo è uno degli interrogativi più importanti che il regista ci pone.

VOTO FINALE : 6,5/10

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