CINEMA: 35MM – Suburra

Torna l’appuntamento con 35MM, rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Ogni venerdì a cadenza quindicinale vi presenteremo una pellicola in programmazione nelle sale italiane.

Storie di campagna

Per il 40° numero della rubrica vi proponiamo il nuovo film del regista Stefano Sollima “Suburra”.

L’italiano Sollima torna sul grande schermo dopo “A.C.A.B” e reduce dai successi delle serie televisive come “Romanzo Criminale” e “Gomorra”.

TRAMA

Filippo Malgradi (Pierfrancesco Favino) è un onorevole di spicco della politica italiana. La vita dell’uomo, al di fuori dei palazzi istituzionali, è totalmente diversa. Il politico consuma le sue serate con eccessi di ogni genere. Tuttavia una di queste notti sfrenate gli costerà cara.

Sabrina, l’escort

Sabrina (Giulia Elettra Gorietti) è l’escort della bella vita romana. La giovane partecipa alle feste esclusive del suo amico Sebastiano (Elio Germano), impegnato a gestire le pubbliche relazioni del jet set capitolino.

I piani alti però non ci mettono molto ad entrare in contatto con quelli che sono veramente i delinquenti di Roma.

Samurai (Claudio Amendola) superstite della Banda della Magliana, non ha mai smesso di muovere i fili della Capitale.  Adesso, in particolar modo, deve dimostrarsi più lucido che mai. La posta in gioco è alta e le teste da gestire sono diventate troppe. Il progetto è quello di rendere il litorale di Ostia la nuova Las Vegas.

Aureliano, detto Numero 8 (Alessandro Borghi), l’erede di un delinquente romano è arrogante e presuntuoso, ma soprattutto non intende rimanere fuori dalla trattative che riguardano la sua Ostia. Il giovane malavitoso condivide le sue aspettative criminali con la compagna Viola (Greta Scarano), una tossica. I due sono inseparabili.

In tutta questa serie di eventi si inserisce la famiglia Anacleti, i “ricchi zingari” della Capitale che avranno un ruolo importante nell’intreccio della vicenda.

RECENSIONE

Stefano Sollima, come per le precedenti pellicole, racconta una storia forte che non è affatto lontana da noi.

Suburra era la Roma dell’antichità sottostante alla città e fuori dall’urbs, dove politica e criminalità si incontravano.

L’Onorevole minacciato da un esponente degli Anacleti

Il regista sintetizza che la Suburra c’è ancora, nonostante siano passati dei secoli. Quella di oggi però è emersa dal sottosuolo e lo ha fatto senza ritegno ma soprattutto senza paura delle conseguenze.

Nel corso della pellicola si crea un disastroso effetto domino, incorniciato da tanto sangue. Le varie vicissitudini proseguono con serialità. Il regista struttura tutto il film nell’arco temporale di sette giorni che precedono la fatidica “Apocalisse”.

L’intreccio ed il ritmo sono due buoni elementi che rendono lo spettatore attento ad ogni passaggio. L’aspetto accattivante della pellicola è la fitta rete che collega tutti i personaggi di “Suburra”. Un’evidente metafora che rimanda alla città di Roma, la quale apparentemente presenta diverse realtà, sia sociali che criminali, ma concretamente ed inevitabilmente non esistono confini netti.

Ogni criminale ha una personalità ben delineata, al punto da sembrare fin troppo costruito. I delinquenti di “Suburra” sono a tratti grotteschi, solo il personaggio di Claudio Amendola (Samurai) con la sua pacatezza si discosta dagli altri.

Il cast funziona bene. L’unico rammarico è per Elio Germano (Sebastiano), un pezzo da novanta che avrebbe potuto dare tanto alla pellicola ma è purtroppo rimasto incastrato nel suo personaggio “marginale”.

Stefano Sollima, dopo “Romanzo criminale”  vuole raccontare come sia mutata la criminalità romana nel ventunesimo secolo e come la politica abbia corrotto anche la criminalità. “Suburra” mostra in che modo la decadenza abbia colpito anche la malavita, non c’è più rispetto nemmeno per donne e bambini.

Samurai e Numero 8

Il sangue è il protagonista della pellicola, le morti sono tante. Forse questo è l’elemento più anacronistico del film  proprio come il finale.

La fotografia e l’attenta scelta delle musiche sono un elemento inconfondibile dei lavori realizzati dal regista romano.

GIUDIZIO FINALE

Stefano Sollima ha tentato di creare una pellicola che fosse il più realistica possibile, calcando però la mano su alcuni passaggi spesso inadeguati o di troppa fantasia. La storia risulta sicuramente più familiare a chi è quotidianamente immerso nella realtà romana.

L’aspetto della Chiesa voleva essere sicuramente marginale ma nello stesso tempo enigmatico e pieno di significato. Il  risultato non è stato tale, lo spettatore attende durante il film qualche risvolto circa la vicenda del Pontefice. Il tutto però rimane sospeso e pian piano va sfumando, quasi dimenticando quello che era accaduto prima. Riemerge solo e ancora una volta l’elemento corruzione che alberga anche nella Santa Sede come nel resto del palazzi della Roma bene.

Il risultato è un vortice di eventi che dipingono una Roma scura, sporca e decaduta. Suburra non fa altro che acclarare una situazione già nota in modo troppo forte, lasciando solo tanto amaro in bocca.

 VOTO FINALE: 6,5/10

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