CINEMA: 35MM – Youth – La giovinezza

Torna 35 mm la rubrica di approfondimento cinematografico de Il Pungolo. Ogni sabato a cadenza quindicinale proponiamo la recensione di alcuni dei film attualmente in programmazione nelle sale cinematografiche della nostra città. Per il 38° numero della rubrica vi presentiamo “Youth – La giovinezza” scritto e diretto da Paolo Sorrentino.

autoricambi palmarola

Il regista italiano, dopo il premio Oscar ricevuto nel 2014 per “La Grande Bellezza”, torna sul grande schermo con una nuova pellicola.

TRAMA

Fred Ballinger (Micheal Caine) sta trascorrendo un soggiorno presso un accogliente Hotel sulle Alpi svizzere. L’uomo, ormai ottantenne, ha alle spalle molti anni come illustre compositore e direttore d’orchestra. Da tempo, Ballinger, ha deciso di ritirarsi dalle scene per dedicarsi alla vita privata.  In sua compagnia c’è anche Mick Boyle (Harvey Keitel), storico amico e consuocero. Mick, anch’esso ottantenne, è un regista che sta lavorando al suo ultimo film, disposto ancora a mettersi in gioco.

Fred e Mick intenti a spiare
Fred e Mick intenti a spiare

I due protagonisti passano molto tempo a fantasticare sulle vite degli altri ospiti dell’hotel, ma anche sulla loro esistenza. L’amicizia di Fred e Mick è storica, decennale, tuttavia molto particolare. I due infatti dichiarano di raccontarsi solo le cose belle.

RECENSIONE

Dopo due anni esatti torna al cinema Paolo Sorrentino. Questa volta scrive e dirige, insomma cura per intero la sua nuova creatura.

“Youth – La giovinezza” è una film internazionale con un cast di grande spessore.

Non c’è più lo splendore creato dalla mano dell’uomo, ne “La Grande Bellezza” la città di Roma, era la protagonista assoluta. In Youth – La Giovinezza invece, lo sfondo è riempito dalle solitarie Alpi svizzere. Una natura silenziosa ma allo stesso tempo assordante, che inevitabilmente conduce a profonde riflessioni, soprattutto alla soglia degli ottant’anni.

Il film è minimale in alcuni casi asettico, specialmente per le scene ambientate nell’ hotel. Un’ossessiva ricerca di ordine e pulizia che dovrebbe rispecchiare la condizione psicofisica degli ospiti della struttura.

Sorrentino ha cercato di ricreare un microcosmo all’interno del resort. Attraverso gli occhi da spettatori di Micheal Caine (Fred Ballinger) e Harvey Keitel (Mick Boyle) ha veicolato i disagi di una serie di personaggi silenziosi ma dagli sguardi esplicativi.

I protagonisti presentano due approcci differenti rispetto alla loro età. L’uno alla soglia dell’apatia, l’altro ancora disposto a creare qualcosa di nuovo.

Gli ospiti dell'hotel
Gli ospiti dell’hotel

Il film non è una celebrazione del concetto di giovinezza, né tantomeno un mero parallelismo con l’età avanzata degli interpreti principali.

“Youth – La giovinezza” è un percorso fatto di passato, di presente e di futuro. Ogni personaggio si guarda dentro carico di sentimenti contrastanti. Il significato da assegnare al titolo forse è proprio questo: la giovinezza decreta quello che saremo ed è in tal modo carica di importanza.

Paolo Sorrentino mette in scena una serie di personaggi di contorno, come degli spot all’interno del film. Ognuno di loro porta con se’ qualcosa. Il regista lascia allo spettatore la possibilità di dare chiavi di lettura diverse. Questo testimonia la diffusa cripticità della pellicola, elemento che seleziona sin da subito il pubblico del nuovo lavoro di Sorrentino.

Se ne “La Grande Bellezza” molti non avevano trovato un filo conduttore, “Youth – La giovinezza” ha la presunzione di essere compresa fornendo solo alla fine qualche timida risposta.

Paolo Sorrentino arricchisce sempre il tutto con grandi musiche ed il suo stile è inconfondibile.

Micheal Caine è straordinario, un interprete da dieci e lode, ma di notevole rilievo anche le interpretazioni di Harvey Keitel e del giovane Paul Dano (Jimmy Tree).

Fred, Mick e Jimmy

GIUDIZIO FINALE

Per comprendere l’essenza di una pellicola così enigmatica ed intrisa di messaggi impliciti sarebbe necessario vederla più volte.

“Youth – La giovinezza” al termine della proiezione lascia inevitabilmente qualcosa allo spettatore , il quale non è in grado di spiegare subito la grande quantità di significati trasmessi. Questa volta abbiamo davanti un Sorrentino più intimista che probabilmente non vuole necessariamente trovare una spiegazione a tutto quello che mette in scena.

La pellicola spesso risulta priva di elementi coinvolgenti e di aspetti che abbiano un diretto contatto con la realtà.

Il film è un agglomerato che fluttua nell’aria da decodificare a postumi.

VOTO FINALE : 8/10

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