CINEMA: 35MM – Italiano Medio

Torna 35 mm la rubrica di approfondimento cinematografico de Il Pungolo. Ogni sabato a cadenza quindicinale proporremmo la recensione di alcuni dei film attualmente in programmazione nelle sale cinematografiche della nostra città. Per il 31° numero della rubrica vi presentiamo Italiano medio.

Storie di campagna

La pellicola racconta di un accanito ambientalista incompreso, ai margini della società. Accadrà qualcosa nella sua vita che lo farà tornare alla realtà, comprendendo che gli estremismi sono poco produttivi.

Un ritratto trash ma allo stesso tempo esplicativo dell’Italia del nostro tempo, per meglio dire un Paese oramai 2.0.

TRAMA

Giulio Verme è da sempre impegnato nella lotta agli sprechi, è vegano e dedito alla salvaguardia degli animali. Il classico personaggio intento a salvare il pianeta ma a livelli troppo estremi, che lo rendono insopportabile ed incompreso anche agli occhi della sua compagna Franca.

Giulio e la fidanzata Franca

A 40 anni dopo una laurea in Scienze Ambientali si trova a lavorare in un centro di smistamento rifiuti, criticato anche dai colleghi per i suoi discorsi surreali.

Si impegna così in una nuova battaglia contro il potente imprenditore Cartelloni che, con il motto “il bello che avanza”, vuole radere al suolo un parco per costruire una distesa di palazzi extra lusso.

Dopo l’ennesimo fallimento arriva la svolta. Giulio Verme rincontra il suo amico di infanzia Alfonzo, che vedendolo disperato gli offre una pasticca che riduce l’utilizzo del cervello dal 20 al 2%.

L’ambientalista incallito cambia completamente, cominciando a praticare tutto quello che prima aveva sempre disprezzato.

Si omologa diventando schiavo della televisione, il medium univoco, che aveva sempre odiato fin da piccolo. Frequenta spesso locali, si ubriaca e si intrattiene con donne diverse. Anche l’ abbigliamento rispecchia il radicale cambiamento di Giulio Verme provocato dalla pasticca.

Quando l’effetto della “droga” termina, Giulio ritorna in sé e si rende conto della sua condizione. Però è evidentemente combattuto dalla spensieratezza che vive nel momento in cui si cala nelle vesti dell’Italiano medio.

In tal modo il protagonista alterna i momenti da uomo impegnato nel sociale a quelli di passivo uomo medio e omologato. Due antitesi che lo faranno riflettere ampiamente sul senso della sua reale esistenza.

Il finale è del tutto inaspettato e si lega alle latenti problematiche del protagonista, dall’infanzia ad oggi.

Giulio Verme a Master Vip

RECENSIONE

L’Italiano medio fotografa il nostro Paese oggi. Ovviamente in modo amplificato poiché ricordiamo essere una pellicola tra il comico ed il satirico.

L’esempio più evidente è del senzatetto che chiede come offerta una password per il Wifi.

La pellicola non punta solamente a stigmatizzare l’eccesso della TV, dei social network, la bella vita e la cura per l’immagine, sarebbe troppo facile e scontato. Il film si dedica anche alla critica degli estremismi nel verso opposto, proprio come l’ambientalista Giulio Verme.

Tramite l’escamotage del Dottor Jekyll e Mister Hydes si comprendono i limiti del protagonista in tutte e due le vesti.

La comicità è quella di Maccio Capatonda alias Marcello Macchia, regista e sceneggiatore, che abbiamo conosciuto attraverso il piccolo schermo. Ora è sbarcato al cinema ed ha compiuto un passo avanti nelle tematiche. Infatti il film rappresenta perfettamente la società italiana, soprattutto il sovente qualunquismo con cui si accosta agli argomenti proposti dalla televisione, sia che si parli di reality show o di questioni più impegnative.

La disapprovazione iniziale che scredita la TV è però rivisitata nel corso della pellicola. Infatti il messaggio che arriva è quello che la televisionese usata correttamente, è un media utile.

Gli attori ricoprono più ruoli, una modalità che Maccio Capatonda dal piccolo schermo ha portato anche al cinema.

Giulio Verme è Marcello Macchia, Luigi Luciano, in arte Herbert Ballerina, è l’amico Alfonzo. Franca Solidale, la storica fidanzata di Giulio, è interpretata da Lavinia Longhi. La moglie del protagonista è Barbara Tabita nel ruolo di Sharon. Franco Mari, in arte Rupert Sciamenna, è l’imprenditore Cartelloni.

Partecipa anche Nino Frassica con un cameo.

Giulio e la moglie Sharon

GIUDIZIO FINALE

Maccio Capatonda non smentisce il tipico stile comico, con errori grammaticali e termini inventati che esasperano l’ignoranza dei suoi personaggi. Il suo umorismo però, ben accetto perché proponeva situazioni comiche senza l’uso di  parolacce, nella pellicola cinematografica fa un passo indietro. Infatti ha ampiamente sfruttato l’uso di questi termini che, nel tempo, appesantiscono alcune situazioni.

Parecchie scene sono tirate per le lunghe ed il film presenta alti e bassi. Comunque, per chi apprezza la comicità di Maccio Capatonda, soprattutto i giovani, alcuni momenti risultano estremamente esilaranti.

La domanda che ci si pone è : era veramente arrivato il momento per Marcello Macchia di trasporre i suoi personaggi al cinema? Poiché risulta evidente la forzatura di alcune situazioni. Tuttavia le risate non mancano, forse 100 minuti per Maccio Capatonda sono stati troppi.

VOTO FINALE : 4,5/10

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