CINEMA: 35 MM – Allacciate le cinture

Torna 35 mm la rubrica di approfondimento cinematografico de Il Pungolo. Ogni sabato a cadenza quindicinale proporremmo la recensione di alcuni dei film attualmente in programmazione nelle sale cinematografiche della nostra città. Per il numero 24 vi proponiamo Allacciate le cinture del regista Ferzan Özpetek.

Storie di campagna

La nuova pellicola del regista turco Özpetek è ambientata nella città di Lecce. La storia dei protagonisti è molto forte, le tematiche sono profonde e toccanti. Tutto ruota intorno all’amore tra Elena e Antonio, due personalità  e due vite agli antipodi. Attraverso la loro storia verranno affrontati temi importanti come il tradimento, la passione e l’insorgere della malattia.

TRAMA

Elena, interpretata dall’attrice polacca Kasia Smutniak è una venticinquenne ambiziosa e brillante che lavora come barista insieme ad altri due amici. Conosce per caso Antonio, rude meccanico, il quale si rivela essere una frequentazione della sua migliore amica Silvia.                         Antonio, interpretato da Francesco Arca, inizialmente ha un rapporto molto conflittuale con Elena, alla fine queste differenze saranno proprio il collante per il loro amore passionale. 

Elena e Fabio

Tredici anni dopo i sogni lavorativi di Elena si sono realizzati grazie anche alla collaborazione dell’amico fraterno Fabio.  C’è ancora ancora Antonio nella sua vita e anche due bambini. Il suo amore adesso vede protagonisti anche molte mancanze e qualche tradimento che le fanno ricordare quanto lei e Antonio fossero diversi. Elena è sfortunatamente colpita da una malattia che la atterra completamente. Ora tutto ruota intorno a terapia fortissime, cambi di umore e condizioni fisiche all’estremo che coinvolgono tutta la famiglia. In particolare Antonio che si dimostra fragile e riscopre il legame e la passione per questa donna che ha sempre difeso e protetto il loro profondo amore.

RECENSIONE

Kasia Smutniak e Francesco Arca sono i protagonisti principali della storia. Silvia, la migliore amica è interpretata da Carolina Crescentini e Fabio l’amico gay è Filippo Scicchitano. La madre di Elena è interpretata da Carla Signoris, invece Elena Sofia Ricci interpreta la zia dalle mille personalità. Francesco Scianna nel ruolo del fidanzato di Elena per la prima parte del film. Giulia Michelin è Diana il medico e Luisa Ranieri è Maricla, nel ruolo della parrucchiera provinciale, amante saltuaria di Antonio. Infine Paola Minaccioni è Egle compagna di stanza in ospedale di Elena.

Elena con la madre e la zia

L’ambientazione a Lecce offre al regista la possibilità di mostrare i fantastici paesaggi della Puglia, in particolare si sofferma sul mare. La fotografia soddisfa, soprattutto è molta l’attenzione per i primi piani stretti sui bellissimi protagonisti, che non si riservano a scene di intensa passione, ricordando l’Özpetek di sempre. A tratti il film risulta lento e con pochi dialoghi. Un flash back di tredici anni, alleggerisce la pesantezza e la tensione creatasi nel film dal momento in cui si dichiara la malattia di Elena. Questo è accompagnato dalle note di A mano a mano cantata da Rino Gaetano.                                                                                                                       Kasia Smutniak è perfetta nel ruolo, allo stesso tempo semplicità e bellezza disarmanti. Francesco Arca è presente nel film perchè è uno dei protagonisti, ma le sua battute sono poche e soprattutto quello che Özpetek sembra voglia far emergere è la sua irruenza fisica.                                                               I personaggi di contorno funzionano. Nella pellicola è presente, come in molti altri film da qualche tempo a questa parte,  la figura dell’amico gay. Sembra che non si possa prescindere da un personaggio simile nelle pellicole dei nostri tempi.

GIUDIZIO FINALE

Qualcosa al film manca sicuramente. Alcuni aspetti della storia di Elena e Antonio non si riescono a percepire e forse si giustificano con le personalità profonde e introspettive che Özpetek voleva raccontare. In alcuni casi il film fa anche sorridere, questo aiuta e attutisce la lentezza e l’inconsistenza di alcuni dei dialoghi. In tal modo la commedia si mischia al dramma ed il risultato non è poi così malvagio anche se sarebbe potuto essere nettamente migliore con alcuni accorgimenti in più.

VOTO FINALE : 6/10

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