URBANISTICA: “Fatta la Legge trovato l’inganno”

Nel lontano 2009, come Comitato e come cittadini del territorio, abbiamo esultato per la nascita della deliberazione n. 84 del Comune di Roma Capitale, che portava il titolo “Approvazione dello schema generale di CONVENZIONE URBANISTICA” e veniva approvato all’unanimità dei presenti dell’Assemblea Capitolina, con un solo voto astenuto.

Storie di campagna

L’allora Assessore all’urbanistica CORSINI dichiarava : «Si apre una nuova era per la città[…] la Nuova Convenzione riempirà il vuoto nelle regole dello sviluppo urbanistico ed edilizio creatosi negli anni  e darà un primo contributo di civiltà nella gestione del territorio, con tutti i benefici per riattivare il giusto volano per la rinascita dell’economia dell’ edilizia romana».

Cito, per correttezza di informazione, alcune  frasi contenute nella premessa della citata Deliberazione : «[…] occorre garantire  alla collettività che la realizzazione della edificazione privata avvenga solo dopo che sia completata l’urbanizzazione almeno primaria delle aree soggette a trasformazione, dotando gli ambiti di intervento di efficaci infrastrutture soprattutto in termini di mobilità viaria al fine di assicurare gli elementari livelli di qualità della vita ai cittadini che si insediano in un determinato contesto urbano, evitando così il ripetersi di quei fenomeni di scoordinato sviluppo del territorio che tanto hanno caratterizzato la cronaca recente».

Così nasceva  la Deliberazione n. 84 del 1° ottobre 2009.

Tutti hanno applaudito a livello politico, sia quelli di destra del governo della città che quelli di sinistra , allora all’opposizione.

Non ci sembrava vero.

Costituiva una piccola, grande rivoluzione la Nuova Convenzione Urbanistica approvata dal Consiglio Comunale, che rivedeva le regole edilizie nella Capitale: si sarebbe potuto edificare solo dopo aver completato le opere di urbanizzazione primaria (strade, parcheggi, fognature, rete idrica, illuminazione, verde attrezzato) e dopo aver affidato i lavori delle connessioni esterne (viabilità, scuole, asili nido) .

In altri termini, non sarebbe stato più possibile edificare complessi urbanistici, residenziali o commerciali, delegando ad un futuro ipotetico la realizzazione delle opere di beneficio comune, quelle infrastrut- ture che assicurano ai cittadini la vivibilità dei quartieri, e che data la loro assenza, rendono invivibili i nostri.

Venne così eliminata una delle ragioni del blocco dell’attività urbanistica nella Capitale, restituendo al soggetto pubblico le funzioni di controllo e vigilanza che gli sono proprie e a quello privato le responsabilità attuative dell’iniziativa imprenditoriale, nel rispetto dell’interesse della collettività.

Sembrava che il “sogno di una nuova era urbanistica” per la Capitale, diventasse realtà. Nonostante alcune osservazioni, di merito e di sostanza, di alcuni municipi, le nuove regole urbanistiche apparivano digeribili da entrambi i soggetti interessati, il privato ed il pubblico.

Invece, dopo soli due anni di legislatura, nel novembre del 2011 la pubblica Amministrazione della Capitale sente il bisogno di proporre “Misure anticrisi in materia di tempi di attuazione dell’edificazione privata – Modifiche alla Deliberazione di Consiglio Comunale n. 84 del 1° ottobre 2009 – Regime transitorio” e di nominare tale modifica come Deliberazione n. 70 del 22 novembre 2011.

Cito alcune frasi della premessa alla Deliberazione : «[…] il particolare momento di crisi economica internazionale che sta investendo il sistema europeo, ha manifestato da diverso tempo i suoi effetti anche in Italia ed in modo sensibile a Roma , condizionando pesantemente lo sviluppo e la crescita della Città, proprio nei settori maggiormente esposti alla crisi, come quello dell’edilizia […] alla luce di tale situazione congiunturale è necessario procedere ad adottare TEMPORANEE misure anticrisi in grado di rimettere in moto il sistema economico, anche attraverso una diversa modulazione dei tempi per la realizzazione dell’edificazione privata, rispetto alla realizzazione delle opere pubbliche».

Così: “fatta la legge (le regole urbanistiche della Deliberazione n. 84) , trovato l’inganno (la crisi economica internazionale fa nascere la Deliberazione n.70)”.

Ecco fatto!

E la temporaneità diventa sistemica. Dal 2011 ad oggi la Deliberazione n. 70 viene prorogata in continuazione, nell’interesse del privato e nella latitanza delle opere pubbliche.  L’ultima proroga è avvenuta il 19 dicembre del 2013 ed è stata estesa per un anno anziché 6 mesi, come proposto dall’Assessore all’Urbanistica attuale Giovanni Caudo.

Le ripercussioni, sul nostro territorio potrebbero essere diverse.

Per esempio, una articolazione dei tempi di realizzazione dell’edificazione privata secondo le seguenti fasi:

La prima fase prevede il rilascio dei titoli abilitativi in misura percentuale rispetto al programma complessivo, a decorrere dall’inizio dei lavori delle opere di urbanizzazione primaria;

La seconda prevede il rilascio di un ulteriore percentuale di titoli abilitativi in funzione dell’andamento delle opere di urbanizzazione primaria e dell’aggiudicazione delle opere di urbanizzazione secondaria assunte in convenzione;

La terza ed ultima fase prevede il completamento dell’edificazione privata al termine della realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria assunte direttamente in convenzione.

E, considerata la particolare situazione economica contingente (che potrebbe durare a vita), le disposizioni sopra descritte, relative ai tempi di attuazione dell’edificazione privata ed al connesso sistema delle garanzie, avranno una durata transitoria (eterna) stabilita in ventiquattro mesi decorrenti dalla data di approvazione del presente provvedimento.

Alcune opere pubbliche previste sul nostro territorio, come l’allargamento della Selva Candida ed il collegamento della Selva Candida con la Casal del Marmo in prossimità di Via Cremolino, potrebbero subire dei rallentamenti e non essere realizzati prima delle costruzioni private previste, ma durante o addirittura al termine della realizzazione delle stesse.

Se è vero che “i servizi essenziali per un risanamento urbano debbano essere realizzati prima delle costruzioni delle case” e che tali servizi sono un segno di civiltà, risulta molto difficile da digerire che queste regole urbanistiche debbano essere modificate in continuazione.

Senza il rispetto delle regole reciproche, diventa tutto possibile e tutto impossibile, come per la chiusura della discarica di Malagrotta (prorogata mille volte), o le antenne di Radio Vaticana.

La vera civiltà è costruire la salute del pianeta e di chi lo abita.

Se le regole scelgono altre strade, anche la civiltà prenderà la strada del degrado, lento ed irreversibile.

Cerchiamo di “prorogare” il massimo rispetto delle regole, anche quelle urbanistiche, affinché il Paese, la città ed il nostro territorio possano divenire sempre più civili.

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