VI EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA

Giunto alla sesta edizione, il Festival Internazionale del Film di Roma, ha srotolato il suo red carpet lo scorso 27 ottobre, nell’ormai consueta location , Auditorium Parco della Musica. In questi ultimi cinque anni, la kermesse capitolina ha saputo ritagliarsi un posto di non poca importanza nell’ambito cinematografico italiano e internazionale.

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Seguendo i passi delle veterane di Cannes, Venezia, Berlino e i Globe di Los Angeles, il festival cinematografico di Roma non fatica a farsi strada e ad accorciare le distanze con i sopracitati big. Una lista ricca, quella di quest’anno, con ben quattro film italiani in concorso: Il cuore grande delle ragazze di Pupi Avati, Il mio domani di Marina Spada, La kriptonite nella borsa di Ivan Cotroneo e Il paese delle spose infelici di Pippo Mezzapesa, questi ultimi ai loro esordi alla regia. Tuttavia, come spesso accade nelle migliori prestazioni sportive, chi gioca in casa non totalizza punti ed amareggiati si pensa a idee migliori per la prossima stagione.

Tra le sale di Renzo Piano sarà, invece, la Francia ad aggiudicarsi il podio più alto con due importanti vittorie, Premio Marc’Aurelio della Giuria al Miglior Attore: Guillaume Canet per Une vie meilleure di Cédric Kahn e il Gran Premio della Giuria con Voyez comme ils dansent di Claude Miller.
Un cuento chino di Sebastián Borensztein è Miglior film e in aggiunta vince anche il Premio BNL del pubblico. Direttamente dalla Spagna ritroviamo nel cast Ricardo Darín, già protagonista del film Premio Oscar, Il segreto dei suoi occhi.

Miglior attrice Noomi Rapace per Babycall di Pal Sletaune, mentre, il Premio Speciale della Giuria va a The eye of storm di Fred Schepisi e la Miglior Colonna sonora a Hotel Lux di Ralf Wengenmayr.
Nella sezione Alice nella città, le due giurie di ragazzi, rispettivamente, under/over tredici anni hanno decretato vincitori i film, En el nombre de la hija di Tania Hermida e Noordzee Texas di Bavo Defurne. Il Premio Marc’Aurelio Esordienti, destinato al regista della migliore opera prima, ha visto, invece, un ex aequo Circumstance di Maryam Keshavarz e La Brindille di Emmanuelle Millet.

Richard Gere al Festival del Cinema di Roma.

Risate a crepa pelle per la commedia sulla nascita del vibratore, Hysteria, con Hugh Dancy, Maggie Gyllenhaal e Rupert Everet, cast superbo che ci trascina nella Londra vittoriana ripercorrendo, attraverso un improbabile (anche se vera) storia, l’evoluzione di uno dei più commerciali giochi erotici degli ultimi secoli. Un festival che diverte, insomma, sale al completo sin dalle prime giornate, un pubblico attivo e in crescita. A preoccupare sono i costi dei biglietti, anteprime a 25,00 euro a persona, successive proiezioni 9,00 euro, sebbene mantengano un profilo più basso rispetto ai grandi festival esteri. Poche, anche le riduzioni.
Nonostante il gran seguito del pubblico, quasi un incremento del 4% rispetto allo scorso anno, la kermesse appare sottotono, che si respiri aria di crisi anche nel cinema? Ebbene, i fondi mancano anche quì, non solo nelle tasche degli italiani.
Ospite di punta e presenza ormai di casa, qui al festival di Roma, è Richard Gere, attore sessantaduenne che non perde il fascino degli anni d’oro, quando da principe moderno a bordo di una limousine rapisce la bella Julia Roberts in una favola senza età, Pretty Woman.
A lui il Premio Marc’Aurelio all’Attore, riconoscimento che incorona il sesto re della kermesse 2011.

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