CINEMA: 35MM – Il primo Re

Torna l’appuntamento con 35MMla rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo “Il primo Re” il nuovo film di Matteo Rovere.

TRAMA 

Romolo (Alessio Lapice) e Remo (Alessandro Borghi) sono due fratelli gemelli che, dopo una disastrosa alluvione del Tevere, vengono catturati insieme ad altri malcapitati dagli uomini di Alba Longa. Durante un rito propiziatorio riescono a liberarsi, fuggendo e portando con loro la vestale (Tania Garribba) che custodisce il fuoco sacro.

Remo

Romolo rimane gravemente ferito e, mentre vagano per la foresta, Remo non lo lascia nemmeno per un attimo. Sono legatissimi, due facce della stessa medaglia.

Remo si dimostra un guerriero coraggioso in grado di confidare e, nello stesso tempo,  sapientemente sfidare gli Dei. Ma per fare Roma sarà necessario il sangue di un uomo, il destino metterà duramente i due fratelli l’uno di fronte l’altro.

RECENSIONE

La pellicola inizia in modo potente con un’ambientazione sospesa che richiama la fiaba, la fantasia, non preannunciando nulla di quello che accadrà di lì a poco. Matteo Rovere prepara lo spettatore a ricevere qualcosa di importante. La fotografia è straordinariamente accurata ed è parte integrante dell’atmosfera e del messaggio che la pellicola vuole comunicare. L’ambientazione che ne viene fuori è una commistione di generi su cui il registra ha lavorato: “Il primo Re” è un film storico, drammatico, d’azione e concentrato sulla ricostruzione di una mitologia minuziosa. C’è bisogno che lo spettatore capisca la causa e l’effetto della componente “sacra”, perno importante dell’intreccio.

La vestale

Alessandro Borghi è tutto ciò che era necessario alla pellicola; un lungometraggio imponente, lontano dallo stilema delle produzioni italiane, aveva il diritto ed il dovere di essere ancorato ad un interprete fortissimo. Borghi è, probabilmente, quasi del tutto risolto, un attore a cui è rimasto pochissimo da imparare.

L’uso del protolatino conferisce al film una marcia in più dimostrando che i dialoghi, seppur brevi ed in madre lingua, non pregiudicano una pellicola che si sostiene benissimo in ogni caso.

GIUDIZIO FINALE 

“Il primo Re” nasce e si sviluppa su di un rapporto fraterno e viscerale che fino in fondo non si palesa mai, culminando poi con una carica di pathos non indifferente.

Probabilmente il regista ha in qualche modo calcato la mano nella rappresentazione della popolazione alle origini di Roma, brutale e preistorica ai limiti dell’animalesco.

Remo nutre Romolo ferito

Il lungometraggio di Rovere era un’opera di cui il cinema italiano sentiva la necessità, una necessità storica, narrativa e stilistica. Una realizzazione a lungo pensata di cui forse ci domandiamo se il pubblico riesca a cogliere e sia realmente disposto a recepire intrecci simili.

VOTO FINALE: 8,5/10

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