CINEMA: 35MM – Ride

Torna l’appuntamento con 35MMla rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo il primo film diretto da Valerio Mastandrea: “Ride”.

TRAMA

A Nettuno, piccola località di mare nella provincia di Roma, Carolina rimane sola. Era la compagna di Mauro Secondari, dipendente di una storica fabbrica della cittadina. Mauro,  vittima di un incidente sul lavoro, lascia anche il figlio Bruno (Arturo Marchetti) di dieci anni.

Carolina da quel momento affronta una settimana piena di dramma ed al contempo piena di contraddizione.

Carolina

Nella sua vita piombano tantissimi volti, tutti pronti a raccontare quanto possa esser complicato questo momento, sottolineando la sua nuova condizione: essere rimasta sola.

Carolina non cede, è lucida, forse troppo. Non realizza, riesce a proiettarsi in quello che le è realmente accaduto. Anche il piccolo Bruno avverte tutto questo. Ma prima o poi arriverà la vera tempesta e Carola sembra essere pronta a tutto.

RECENSIONE 

“Ride” è straordinariamente carico di pathos quanto cauto, silenzioso e composto. E’ un’introspezione profonda quella di Carolina che sarà percepibile a pochi. Non riusciamo a capire cosa provi davvero. Forse è una cinica-anaffettiva? Niente affatto. Carolina è in preda ad una lucida follia, tenta di scappare dalle convinzioni e dalle concezioni della gente che il lutto si possa affrontare in un solo modo: distruggendo se stessi il minuto subito dopo la perdita.

Un conoscente di Mauro

La giovane donna rimasta vedova, invece, non riesce a piangere e si forgia giorno dopo giorno attraverso i ricordi di Mauro, attraverso i racconti degli altri e mettendosi di fronte al fatto compiuto. Si prende la briga ed il coraggio di vivere il lutto come meglio crede, come meglio sente.

Chiara Martegiani è giusta nel ruolo di Carolina, l’espressività del suo volto racconta tanto del suo personaggio. Un film senza troppi orpelli che si tiene in piedi nonostante i pochi dialoghi e grazie alla potenza dell’interprete principale.

GIUDUZIO FINALE

Nell’opera prima di Mastandrea c’è tutto ciò che lo descrive. L’incipit socio-politico, la simultaneità di l’ironia e drammaticità, l’essenzialità del racconto e l’importanza dei dettagli che dicono tutto. Il lungometraggio è incorniciato da una notevole selezione musicale che segna numerosi snodi fondamentali.

Alcuni elementi nella prima parte dell’opera vengono tralasciati, forse volutamente, e spesso rimangono sospesi, sollevando qualche domanda nello spettatore.

Carolina e Bruno

Nel corso dell’intreccio tutto si recupera e l’empatia con Carolina è fortissima. La pellicola termina lasciando un profondo vuoto nello stomaco, ricordandoci che, forse, dobbiamo avere il coraggio di accettare ogni forma di sofferenza e accogliere l’unicità di ogni anima che ha il diritto ed il dovere di elaborare come meglio crede.

VOTO: 7/10

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