SELVA CANDIDA: Che fine ha fatto la bretella?

Piano di Recupero

È passato ormai più di un anno dal primo incontro pubblico del Processo partecipativo legato al Piano di Recupero di Selva Candida e, nonostante l’importanza strategica delle opere pubbliche ad esso collegate, nulla si è mosso.

In questo anno e più si sono palleggiate le carte all’interno degli uffici, si sono modulati e rimodulati gli oneri in base agli aggiornamenti normativi, si sono ripresentati i progetti esecutivi e si sono redatti gli atti d’obbligo. Ma la Delibera di Assemblea Capitolina, necessaria all’avvio dei lavori almeno della Bretella tra Via Cremolino e Via di Casal del Marmo, ancora non si è vista.

Per tutti quei cittadini che non hanno avuto modo di seguire da vicino il processo partecipativo e per tutti gli altri che abitano da poco la periferia, cerchiamo di spiegare di nuovo cos’è e cosa prevede questo strumento urbanistico.

Due società private acquistano un ecomostro di cemento armato in zona Selva Candida (conosciuto sul territorio come complesso “Ex Alitalia”) e lo demoliscono con l’obiettivo di realizzare in quell’area un Centro Commerciale e 320 appartamenti.

Questa mole di cubatura (che per la cronaca è comunque inferiore a quella demolita), genera degli oneri di urbanizzazione che possono essere versati nelle casse del Comune o essere scomputati dalla ditta per realizzare direttamente le opere pubbliche indicate dallo stesso Comune di Roma all’interno di una Convenzione.

Il semaforo tra Via della Riserva Grande, Via di Selva Candida e Via Casorezzo

QUALI OPERE PUBBLICHE SONO PREVISTE

Dopo la rimodulazione degli oneri di urbanizzazione primaria e del costo di costruzione, si è stabilito che le società private realizzeranno, nell’ambito della Convenzione legata al Centro Commerciale, la “Bretella tra Via Cremolino e Via Casal del Marmo” e la “Ristrutturazione di Via di Selva Candida”, compresa la nuova rotatoria fra Via Riserva Grande, Via di Selva Candida e Via Casorezzo, che sostituirebbe il famigerato semaforo, riattivato fra le polemiche pochi mesi fa. Mentre nell’ambito del Piano di Recupero (che prevede i 320 appartamenti), gli oneri di urbanizzazione primaria verranno utilizzati per la realizzazione di viabilità, parcheggi, infrastrutture di contenimento, reti fognarie, reti di pubblici servizi e verde pubblico interni al Piano.

I fondi derivanti dal contributo straordinario del Piano verranno utilizzati per la realizzazione della vasca di laminazione, necessaria per il contenimento delle acque meteoriche e per la progettazione definitiva/esecutiva del Raddoppio di Via di Selva Candida da Via Grezzago all’innesto con il Piano di Recupero.

Sulla vasca di laminazione, che assorbirà insieme alle opere accessorie alla sua realizzazione oltre tre milioni di euro, bisogna spendere due parole in più. Già perchè nel programma “Italia Sicura 2015/2020” redatto dopo l’alluvione del 31 Gennaio 2014, erano stati messi a disposizione 6.250.000 Euro per il ripristino dell’Alveo del Fosso del Bamboccio, ma pare che tale opera non sia stata mai progettata e dunque i soldi non si sono potuti utilizzare, l’Alveo non si è sistemato e per la realizzazione del Piano di Recupero abbiamo dovuto impegnare delle somme che si sarebbero potute spendere per altre opere importanti di cui la periferia è ancora sprovvista.

Le opere previste

IL RADDOPPIO DI VIA DI SELVA CANDIDA

In virtù della realizzazione della Bretella da e verso Casal del Marmo, l’opera più importante collegata, ma solo indirettamente al Piano di Recupero, è senza dubbio il Raddoppio di Via di Selva Candida. Indirettamente perché tale opera non è in capo alle due società private, ma da loro arriveranno oltre tre milioni di euro derivanti dal costo di costruzione del Centro Commerciale (1.102.116 €), dal costo di costruzione del Piano di Recupero (780.317 €) e dagli oneri di urbanizzazione secondaria sempre legati al Piano (1.174.168 €). Inoltre, per ammissione del Dipartimento Programmazione ed Attuazione Urbanistica presente al Processo Partecipativo, i residui del Programma di Recupero Urbano (P.R.U.) “Palmarola Selva Candida” (altro strumento urbanistico che ricade nel nostro territorio), ammonterebbero ad oltre 3 milioni di euro, portando il budget a disposizione per il raddoppio a oltre 6 milioni.

Ma non è tutto.

Nello stesso P.R.U. era previsto un finanziamento regionale per la rimozione dei tralicci dell’alta tensione proprio nel tratto del raddoppio e, all’epoca, si mettevano a disposizione circa 3,5 miliardi di lire (circa 1,8 milioni di euro). Questi fondi sembra che siano ancora disponibili e ci aspettiamo che vengano impiegati.

Tirando le somme quindi, con l’approvazione del Piano di Recupero diventerebbero disponibili oltre 3 milioni di euro, da aggiungere ai 3 presenti nel P.R.U. e al milione e 800 mila euro della Regione Lazio.

Totale quasi 8 milioni di euro. Ovvero, non ci sono scuse per non realizzare il Raddoppio, neanche quella della progettazione, perchè per un tratto è già pronta (tra via Cremolino e via Grezzago) e per il restante tratto verrà realizzata dagli attuatori del Piano di Recupero, che hanno tutto l’interesse che l’opera vada in porto.

IL COLLEGAMENTO TRA VIA CASOREZZO ED ESPERIA SPERANI

Ultimo, ma non certo per importanza, l’intervento per la realizzazione di un’altra opera dalla storia travagliata: il Collegamento tra Via Esperia Sperani e Via Casorezzo. Tale opera, fondamentale per permettere un accesso agevolato alla FL3 e un alleggerimento del carico di traffico di Via di Casal del Marmo, è stato inserito all’interno del DUP 2018 – 2020, SeO.2.2 Programmazione triennale delle opere pubbliche e investimenti, l’importo di 200.000 € per la progettazione esecutiva dell’opera nel 2018 e 6.100.000 € per la partenza dell’opera nel 2019. Ad oggi però, di queste come di tutte le altre opere citate, non si hanno notizie.

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Nato a Roma il 26 aprile 1984. Autore di diversi articoli a carattere socio-economico. Da maggio 2011 è il Caporedattore della testata.