CINEMA: 35MM – Sulla mia pelle

Torna l’appuntamento con 35MM, la rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo “Sulla mia pelle” un film diretto da Alessio Cremonini che racconta la vicenda di Stefano Cucchi.

TRAMA

Stefano Cucchi ha 31 anni e fa il geometra, la sera del 15 ottobre 2009 viene fermato dai Carabinieri che, dopo averlo perquisito, trovano 12 confezioni di Hashish e qualche dose di Cocaina.

L’accusa per Cucchi è di spaccio e detenzione, così comincia l’inferno di Stefano che durerà per sei lunghissimi giorni.

Stefano insieme alla sorella Ilaria.

Successivamente all’arresto e alla permanenza presso la stazione dei Carabinieri il giovane presenta il volto tumefatto e altre difficoltà fisiche. Dopo varie peripezie il trentunenne ottiene 25 giorni di prognosi, la sue condizione peggiorano e viene trasportato all’ospedale Sandro Pertini di Roma dove non vedrà mai nessuno dei suoi familiari.

Stefano Cucchi muore il 22 ottobre in stato di disidratazione, malnutrito e con diffusi danni agli organi interni.

RECENSIONE

Silenziosamente entriamo nella vita di Stefano, nella sua realtà e viviamo con lui le ore che precedono il calvario. Siamo i suo occhi, le sue orecchie e quasi ci sembra di poter percepire le sue terribili sensazioni.

Nel lungometraggio diretto da Cremonini c’è solo Stefano Cucchi che dal 15 ottobre 2009 viene rimbalzato da una parte all’altra e ricoperto di indifferenza.

“Sulla mia pelle” ha tentato di raccontare in modo minuzioso ma nello stesso tempo elementare l’ultimo viaggio del trentunenne romano: i luoghi in cui è stato, le persone che ha visto e le situazioni che ha vissuto.

Quello che rimane è un miscuglio di eventi dove la preda principale è Stefano: esile, restio, silenzioso e rassegnato.

Stefano Cucchi dopo l’arresto.

Alessandro Borghi (Stefano Cucchi) ha straordinariamente portato sullo schermo la vittima di questa orribile storia. Un’interpretazione che coinvolge l’attore anima e corpo, con un’impressionante somiglianza alla voce del vero Stefano nella deposizione al processo.

Il lavoro per rendere il tutto verosimile è stato tanto, i risultati sono chiaramente visibili.

“Sulla mia pelle” si vede tutto d’un fiato seguendo senza sosta le tappe di Stefano che dalla stazione dei Carabinieri ne esce più in silenzio che mai, mortificato. Da quel momento in poi il disagio di Cucchi sarà palese, le ecchimosi sul suo volto lo urlano, ma niente. Nemmeno al processo se ne accorgeranno, per lo stato italiano Stefano va bene così. Perché Stefano in quei sei lunghi giorni incontra proprio lo stato italiano: pubblici ufficiali, medici, infermieri, giudici e pubblici ministeri.

Il lungometraggio racconta anche la famiglia Cucchi che in modo composto e rispettoso cerca di rapportarsi con il macchinoso sistema giuridico del nostro paese, ma nulla di fatto: dimenticati ed ignorati anche loro.

GIUDIZIO FINALE 

“Sulla mia pelle” documenta senza puntare il dito, racconta e spiega quello che accade. Rappresenta la summa di otto anni di supposizioni e gogne mediatiche, tiene fuori tutto il resto e lascia dentro soltanto Stefano.

Il film squarcia con un taglio profondo la coscienza di chi lo guarda che, inevitabilmente, si interroga: come mi sarei comportato se mi fossi imbattuto in Stefano?

Stefano durante gli accertamenti in ospedale.

Alessio Cremonini racconta un ragazzo romano genuino che, con la sua semplicità, spesso ci fa anche sorridere.

La pellicola è una fotografia dai colori freddi con un racconto potente pronto a metterci davanti alla realtà di un’Italia soggetta alla lentezza burocratica, al continuo rimando di responsabilità nell’epoca dell’egoismo e dell’indifferenza più totale.

VOTO FINALE: 8,5/10

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