Scuola e famiglia in dialogo. Spunti per qualche riflessione

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L’idea che la cooperazione tra famiglie e scuola sia un elemento importante per la formazione dei giovani è sicuramente presente sia nei genitori sia negli insegnanti.

Non si può però negare che i rapporti tra questi siano a volte conflittuali. Le ragioni sono diverse e spesso legate alle trasformazioni che entrambe le istituzioni hanno avuto nel tempo.

La scuola non è più solo il luogo dell’istruzione, ma è l’ambiente in cui i ragazzi formano le competenze fondamentali per essere cittadini attivi, oggi e per l’intera vita. Una scuola sempre più inclusiva accoglie inoltre una varietà di bisogni di cui sono portatori molti allievi e questo sollecita domande alle quali non è facile dare risposte senza un lavoro di rete.

D’altro canto anche il sistema familiare si è modificato per effetto di molte cause, quali i mutamenti economici, le trasformazioni del mondo del lavoro, il modificarsi dei compiti maschili e femminili in casa e delle mansioni di accudimento, il pluralismo culturale, religioso, etnico e altre ancora.

Grandi cambiamenti quindi, che sono sotto gli occhi di tutti, dei quali si parla molto e dei quali si suppone tutti siano consapevoli. Allora perché i rapporti tra scuola e famiglia sono a volte così difficili? Le ragioni sono sicuramente molte e complesse; ve ne è però una che sembra davvero molto forte: famiglia e scuola continuano a guardarsi l’un l’altra attraverso la lente opaca di una rappresentazione tradizionale della realtà che non è più vera.

E allora come fare per rendere migliori le relazioni genitori – insegnanti, considerando quanto questo sia importante per il benessere di un allievo? Inutile dire che ricette non ce ne sono, ma certamente qualche riflessione si può fare.

PROVIAMO AD ASCOLTARCI

La scuola che vede nel genitore un partner ne sollecita la partecipazione al progetto educativo e alle decisioni riguardanti il figlio. Si tratta quindi di una relazione attiva, che considera la famiglia come risorsa, pur nel rispetto dei compiti definiti dagli specifici ruoli.

É ovvio infatti che la partecipazione non può comportare un’interferenza sulle scelte didattiche, che restano comunque di esclusiva competenza degli insegnanti.

Per questo è importante che gli insegnati abbiano una reale capacità di ascolto attivo e gli strumenti per gestire la comunicazione con i genitori, secondo regole chiare (le stesse che dovrebbero governare anche la relazione con i colleghi).

Dal canto loro i docenti si trovano a volte di fronte a genitori poco propensi ad ascoltare, difensivi, apparentemente demotivati, che preferiscono accusare la scuola o l’insegnante piuttosto che tentare onestamente di risolvere i problemi dei figli.

Per fortuna è però piuttosto frequente anche il caso in cui genitori e insegnanti sono disposti a lavorare insieme per superare le difficoltà dell’allievo.

In generale i fattori che permettono di stabilire un’efficace collaborazione e un reale coinvolgimento tra la scuola e la famiglia sono due: un’adeguata comunicazione e il possesso, da parte di entrambi, di metodi e strumenti utili ad avviare e mantenere una buona collaborazione.

L’importanza di un lavoro educativo – formativo sinergico tra scuola, famiglia e altri servizi é particolarmente evidente nel caso di bisogni speciali, dettati da difficoltà non certificabili, da ragioni legate alla cultura di appartenenza o da condizioni di disabilità degli allievi.

L’inclusione nel sistema scolastico e sociale di tutti i bambini e i ragazzi non può prescindere dal rapporto con i genitori.

Benché in molti casi la tessitura di una rete possa risultare difficile, occorre che vi sia una consapevolezza morale e sociale del fatto che senza dialogo con la famiglia la scuola andrebbe incontro ad un impoverimento dell’educazione, con ripercussioni importanti sull’intera società, per il rischio tutt’altro che infondato, di lasciare spazio a nuove disuguaglianze.

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