IL FERMACARTE: Demoni | Alessandro Alciato

Demoni

Demoni, di Alessandro Alciato giornalista e scrittore, è stato una bella scoperta. All’interno, in maniera semplice ma non banale, ritroviamo spaccati di vita di tredici protagonisti del calcio.

Non ciò che di patinato possiamo trovare sui loro profili Instagram, ma la realtà, quella vera. Vengono portati alla luce momenti critici, fragilità, episodi che li hanno segnati e resi più forti.

In Demoni Alciato ci racconta dei tredici scelti quello che noi non vediamo, la sfera del privato ma senza avere la sensazione di sbirciare dalla serratura. Come se questi personaggi si aprissero in un racconto catartico che fa bene a loro e anche a chi lo legge.

Una nuova prospettiva ci viene servita in Demoni, quella di cui meno si tende a parlare e che più ci accomuna e ci mette in relazione tra esseri umani: le montagne da superare per vivere la vita.

Mi ha colpito molto la narrazione di Mamadou Coulibaly che ha raggiunto l’Europa in un barcone (sempre molto attuale purtroppo!), Verratti che da quel 6 aprile 2009 quando la terra ha tremato all’Aquila non è più stato lo stesso. Buffon, il portierone campione per eccellenza, che attanagliato dalla depressione riesce a reagire e riprendere le redini di se stesso con tutti i sentimenti che tornano a circolargli in corpo.

Sinisa Mihajlovic e l’assurda guerra dei Balcani (non che ne esista una con un senso) che si è ritrovato da un giorno all’altro con lo zio che voleva uccidere il padre solo perché uno croato e l’altro serbo. Lo stress compulsivo di Arrigo Sacchi che ha sempre firmato contratti di un anno “perché tanto poi smetto”.

Il rapimento del fratello di Kaladze, Quagliarella e lo stalker che gli ha preso cinque anni di vita, Balotelli e il razzismo (ancora?!!!), Cassano e il suo ombrellino al cuore, Ibrahimovic e il ghetto per cui è ciò che è, Pisacane con la camorra alla porta e “La morte che sale”, Shevchenko e i palloni radioattivi di Chernobyl, Attilio Romero e gli strani casi della vita,

All’interno di Demoni ci sono anche riportati istanti di gioco in campo in cui le tensioni, a causa delle sopracitate situazioni spesso drammatiche, hanno prevalso e gli stessi giocatori si sono “comportati male” o sopra le righe. A fine lettura del libro una convinzione, già da tempo in me attecchita e ben radicata, riaffiora e mi da l’ennesima conferma: se non sai non giudicare. MAI.

Buona lettura.

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