CINEMA: 35MM – Dogman

Torna l’appuntamento con 35MMla rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo “Dogman” di Matteo Garrone.

TRAMA

Marcello (Marcello Fonte) è il titolare di una toeletta per cani; gli animali sono la sua vita e, spesso, per arrotondare diventa un dogsitter o adibisce il suo negozio come una pensione dove ospita i suoi amici a quattro zampe.

Marcello mentre toeletta un cane

La vita nel quartiere romano non è semplice, i brutti ceffi sono sempre dietro l’angolo. In particolare Simone (Edoardo Pesce), un ragazzo temuto da tutti, il bullo conosce la bontà di Marcello e se ne approfitta sempre troppo spesso.

Ciò nonostante l’uomo tira avanti, ama il suo lavoro e dove vive è benvoluto da tutti.

RECENSIONE

Se dovessimo descrivere “Dogman” in poche parole sarebbe giusto definirlo come un “silenzio assordante”. Una pellicola che con pochi elementi riesce ad imporsi subito, seppur dal ritmo lento e con un cast ridotto ai minimi termini.

La narrazione si ispira al fatto di cronaca che coinvolse il cosiddetto “Canaro” alla fine degli anni 80, uno dei delitti più efferati commessi in Italia.

Matteo Garrone ci catapulta nella realtà di borgata, difficile da classificare in un arco temporale ben definito. La fotografia aiuta molto ad entrare in sintonia con l’atmosfera e la quotidianità di Marcello.

Simone minaccia Marcello

C’è tanto materiale pronto a ricordare lo stile di Pier Paolo Pasolini e, nello stesso tempo, i primi piani che richiamano Sergio Leone. Elementi che mescolati forniscono la combinazione per entrare nell’animo del personaggio, nel suo intimo.

Questo accade sin dai primi minuti della pellicola, si empatizza subito con il protagonista: Marcello fa sorridere e scaturisce tenerezza. La sua solitudine è toccante, grazie all‘interpretazione di Fonte straordinariamente perfetta, rappresenta magistralmente un uomo che riesce ad esprimersi, quindi a comunicare, al meglio solo con i cani o sotto acqua, mentre pratica immersioni con la figlia.

Garrone mette in scena un film caratterizzato da una lentezza consapevole, un ritmo volutamente misurato senza una sovrabbondanza di dialoghi. Il risultato è un intreccio gradevole che trova coerenza con la narrazione, l’ambientazione, con la personalità del protagonista e con l’epilogo.

“Dogman” è una prova di cinema importante: commovente, umano e composto.

GIUDIZIO FINALE

Silenziosamente Matteo Garrone mette in scena un’opera importante, fatta di sensazioni e sentimenti potenti dove è riuscito a unire finzione e realtà incorniciandoli con vezzi cinematografici discreti ma indispensabili.

Marcello fuori dal suo negozio

“Dogman” è  duro come l’asfalto e contemporaneamente soffice come una nuvola, ti mette di fronte ad una realtà pesante e spesso difficile da manovrare, da modificare dove il più delle volte non puoi fare nulla perché, nonostante tutto, un finale è già terribilmente scritto.

VOTO FINALE: 8/10

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