CINEMA: 35MM – Io c’è

Torna l’appuntamento con 35MMla rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo “Io c’è” di Alessandro Aronadio.

TRAMA

Massimo (Edoardo Leo) ha ereditato, dalla morte di suo padre, un palazzetto nel cuore di Roma dove ha aperto l’attività di bed & breakfast. Da sempre è un pessimo amministratore dei suoi beni, così si fa aiutare nei conti dalla diligente Adriana (Margherita Buy), la sorella commercialista. L’attività di Massimo non rende quanto dovrebbe: le tasse sono tantissime ed i debiti dietro l’angolo. Come poter risolvere questa scomoda situazione? Semplice: Massimo propone alla sorella di adibire l’attività a luogo di culto, dopo aver dato vita ad una religione tutta nuova.

Si gettano le basi per i precetti dello “Ionismo”

In questo modo, per eludere le tasse, nasce un mix strampalato e assolutamente libero delle altre religioni: lo “Ionismo”.

Lo sprovveduto Massimo sarà in grado di gestire ed usare uno strumento così grande?

RECENSIONE

“Io c’è” si prende la briga di trattare in un delicato periodo storico un tema altrettanto tale come la religione. Alessandro Aronadio avrebbe potuto sbagliare facilmente, commettendo l’errore di posizionare la narrazione agli estremi rendendola eccessivamente goliardica o eccessivamente seriosa e riflessiva.

Il registra prende numerosi spunti dall’uomo del nostro tempo, figlio di una società ridotta ai minimi termini quanto complessa.

Massimo per evadere dal macchinoso sistema tributario italiano si inventa una religione, anch’essa con leitmotiv: evadere da tutto.

L’uomo di oggi è egoriferito all’ennesima potenza; allora diventiamo noi il nostro Dio e diamo vita allo “Ionismo” un esempio concreto e senza troppi fronzoli di un egocentrismo dilaniante. In una realtà dove tutto si tramuta in divertimento giustificato della pesantezza del quotidiano, anche la religione diventa ludica. Niente comandamenti, niente privazioni, l’importante è agire d’istinto e da parte dello “Ionismo” solo qualche suggerimento.

Massimo parla ai suoi “fedeli”

La pellicola a metà del secondo tempo inizia ad appiattirsi, a perdere di smalto. Edoardo Leo comincia l’inevitabile introspezione del personaggio che, tuttavia, stona con il resto del film e appesantisce un lavoro non del tutto lineare.

Spesso si calca troppo la mano sui precetti delle altre religioni che compaiono in “Io c’è” e probabilmente qualche siparietto in meno con le suore avrebbe sicuramente reso la pellicola più credibile.

Il cast è buono e convive bene, ognuno è necessario all’altro e la presenza scenica-teatrale di Giuseppe Battiston (Marco) è fondamentale. Il tocco tragicomico di Massimiliano Bruno è ottimo e misurato, il regista ha sfruttato al meglio il personaggio e l’interprete.

RECENSIONE 

Un concentrato di gag ben sviluppate e battute efficaci rendono l’intreccio interessante in cui ogni personaggio trova spazio e dimensione. Gli spunti sono buoni a tal punti che Aronadio dopo 100 minuti in cui velatamente, o forse no, mette in discussione le altre religioni alla fine fa rifugiare il suo protagonista da un prete. L’uomo umilmente, in pochi secondi e con poche parole porta anche lo spettatore a guardarsi dentro.

La problematica più forte è rappresentata dal dislivello tra il primo ed il secondo tempo, come se la creatura di Aronadio non si fosse realizzata fino alla fine e qualcosa fosse andato storto. Insomma le premesse facevano immaginare uno sviluppo più energico, ciò nonostante il lungometraggio è un interessante specchio del nostro tempo e un’audace trattazione della tematica.

VOTO FINALE: 6/10

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