IL FERMACARTE: Addicted | Michele Casella, Jacopo Cirillo, Marika Di Maro, Leonardo Gregorio, Carlotta Susca

Addicted

Addicted è un viaggio ben strutturato all’interno dei nuovi scenari creati dalle serie televisive. Si scopre che in questi anni, la forma di espressione più completa è rappresentata da storie seriali che abbiano sì un inizio e una fine, ma che continuino nel tempo. Evolvendosi a seconda delle esigenze della produzione, ma anche degli spettatori.

Un film ha la parte visiva e sonora in più rispetto a un libro. Questo fa sì che il fruitore possa immergersi completamente nella narrazione di una storia. Soprattutto dal lato sensoriale.

Proprio per questo Leonardo Gregorio, uno dei cinque autori di Addicted, ci spiega il nesso per esempio tra un cult horror degli Anni Ottanta, ‘La Casa’, e la sua evoluzione in serie tv dal titolo ‘Ash and the Evil Dead’.

Si passa poi all’analisi del sonoro con Michele Casella, grazie al quale alle storie si dà un ritmo studiato. Un’anima nuova rispetto al passato perché non si parla più solo di colonna sonora, ma di qualunque suono, o perché no rumore, che possa rendere migliore la storia. Ci sono esempi eclatanti come Twin Peaks, Vinyl e Gomorra, dove il sonoro è sfruttato in modi diversi ed estremamente efficaci.

Come Addicted, capita che si diventi dipendenti di una storia e dei loro personaggi al punto di sperare che le loro vicissitudini vertano su piani da noi desiderati quasi fino all’ossessione.

Una serie tv così si può interpretare come un film, ma allungato nel tempo e nello spazio, in più puntate.

Marika Di Maro racconta la dipendenza che si può subire da una serie tipo The Big Bang Theory oppure da Pretty Little Liars. Con il fascino oscuro che ogni tipo di personaggio, dal più attraente al più strampalato, può suscitare in noi, anche in maniera inconscia.

E poi arriviamo all’amore con i cinque gradi di dipendenza affettiva spiegati da Jacopo Cirillo che li collega ad altrettante serie televisive.

Stiamo parlando di dipendenza distruttiva, spezzata, funzionale, elastica e terapeutica. E rispettivamente sono collegate a The Affair, Fleabag, Showtime, Love You’re The Worst. E relativa scala di valori dalla disforia all’euforia passando per l’aforia.

Infine Carlotta Susca ci spiega del finale di una storia. Eclatante il titolo del capitolo ‘The End’. Analizzando come una storia, fino a quando non sia finita, possa evolversi in un’infinità di modi.

“Finché una storia non si conclude, le speculazioni sul suo finale sono potenzialmente infinite, avendo come limiti solo quelli posti dallo svolgimento della trama fino a quel momento(…)” (Carlotta Susca)

Come la nostra vita del resto. Non trovate?

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