SELVA CANDIDA: Il costante problema dell’impianto di sollevamento di Via Capriglio

Via Capriglio

Il problema dei collettori fognari è senza dubbio il massimo comune divisore di tutta la periferia.

Esistono intere porzioni di territorio completamente sprovviste di sistemi pubblici di smaltimento, ma anche porzioni di territorio in cui il collettore è stato realizzato da un’associazione consorttile di recupero urbano, con soldi pubblici e per il pubblico, ma non ancora preso in carico dalla pubblica amministrazione.

Un caso che identifica molto bene la seconda tipologia è senza dubbio quello di Via Capriglio, dove l’ACRU “Colle degli Ulivi” realizzò, con un sistema di pompe di sollevamento, un impianto “provvisorio” di smaltimento delle acque nere nel lontano 2008 e, da quella data, è ancora costretta ad occuparsene come fosse il soggetto gestore, con notevoli difficoltà dal punto di vista burocratico (le ACRU nascono solo per realizzare non per gestire le opere) che può sfociare anche nell’interruzione del servizio.

LE CAUSE

Alla base c’è una carenza della pubblica amministrazione (Dipartimento U.O. Attuazione aree di Recupero Urbano) nel non consegnare un’opera realizzata a scomputo degli oneri concessori all’ACEA, dall’altra parte la mancanza di volontà da parte di ACEA nel  trovare una soluzione per la presa in carico dell’opera. L’opera nasceva come provvisoria in quanto il collettore di collegamento con Via Rimella era già stato realizzato, anch’esso a scomputo degli oneri concessori, ma non collegato, in quanto i cittadini di Via Rimella a valle non hanno consentito l’allaccio, rivolgendosi al giudice ordinario ed ottenendo un dispositivo di sentenza, che prevedeva un preventivo adeguamento del fosso di Campomorto prima dell’allaccio al collettore di Via Rimella.

L’adeguamento del fosso di Campomorto è fermo al Dipartimento SIMU e  quindi, pure il collegamento diretto a caduta del collettore lungo la vallata è inutilizzabile e le pompe di Via Capriglio continuano a sopravvivere nella loro precarietà e provvisorietà.

I cittadini di Via Capriglio a monte, dal lato loro, fanno confluire le acque piovane all’interno della vasca di contenimento e svuotamento delle pompe, per cui ACEA, riscontrato che l’impianto non è esclusivamente di acque nere, come progettato in origine, ha difficoltà a prendere in carico l’impianto.

L’UNICA SOLUZIONE

Se questi cittadini eliminassero le acque meteoriche e facessero funzionare l’impianto solo con le acque nere, ACEA sarebbe disponibile, con qualche lavoro di sistemazione, a prendersi in carico l’impianto di controllo e manutenzione delle pompe di sollevamento di Via Capriglio.

Cosa serve quindi?

Serve un intervento della pubblica amministrazione (Municipio Roma XIII), che metta nelle condizioni i Vigili Urbani di fare un controllo sugli imbocchi in fogna, già rilasciati dal Municipio stesso, al fine di far separare le acque chiare da quelle nere, nei confronti dei cittadini lungo Via Capriglio, che utilizzano le pompe di sollevamento.

A seguito di asseverazione e di controllo su ogni singolo imbocco in fogna e verificato il distacco delle acque chiare da quelle nere, non ci sarebbero più impedimenti alla consegna.

Ci auguriamo quindi che il Municipio faccia la sua parte, il Dipartimento SIMU la sua, per realizzare l’adeguamento del fosso di Campomorto, i residenti la propria parte, al fine di chiudere questa partita aperta da più di 10 anni, per cercare di mettere nelle condizioni tutti i cittadini di avere un imbocco in fogna per le sole acque nere, come previsto dai moduli comunali di allaccio.

Come Associazione Consortile di Recupero Urbano, continuiamo a fare la nostra parte, pungolando  l’Amministrazione e ACEA, affinchè pongano fine ai loro contrasti, che alimentano questo strazio quasi quotidiano.

 

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