CINEMA: 35MM – Smetto quando voglio – Ad honorem

Torna l’appuntamento con 35MMla rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo il terzo capitolo di “Smetto quando voglio – Ad honorem”.

TRAMA

La banda delle menti eccelse, guidata dal neurobiologo Pietro Zinni (Edoardo Leo), ha bisogno di riunirsi. Ogni componente, però, è rinchiuso in un carcere diverso ma Pietro intende patteggiare, così da portarli tutti a Rebibbia per più di 48 ore.

La banda dei ricercatori si riunisce

Zinni sostiene che lì fuori c’è qualcuno pronto a compiere una potente strage servendosi del gas nervino e, cercando di rimettere insieme i pezzi, si rende conto che ha bisogno dell’aiuto e delle informazioni che solo Murena (Neri Marcorè) può fornirgli. Tutto ciò per giungere alla scarcerazione della banda e, soprattutto, per evitare il disastro.

RECENSIONE

In questi anni ci siamo affezionati alla banda dei ricercatori, con specializzazioni e professioni che, forse, non tutti conoscevamo; scoprendo purtroppo che la maggior parte di questi erano disoccupati e che le loro “menti eccelse” non venivano apprezzate e ritenute tesoro in Italia.

“Smetto quando voglio” ha subito l’evoluzione necessaria. La storia è cominciata e, nei capitoli successivi, è accaduto l’evento affinché gli ultimi due lungometraggi avessero qualcosa da dire. Sostanzialmente non c’è stata un evoluzione dei personaggi della banda ma nei due “cattivi” o meglio nei due antagonisti .

Se nella prima parte della pellicola quello che scopre Pietro sembra surreale e sin troppo costruito, al fine di tirare per le lunghe il film, nel corso dell’intreccio tutto si snoda e diventa più chiaro tornando coerentemente al tema cardine della trilogia: il precariato.

La banda si prepara ad evadere

“Smetto quando voglio – Ad honorem” è divertente e la banda dei ricercatori non stanca mai, è un agglomerato eterogeneo di comicità dove le tante personalità convivono bene.

Difficile da stabilire quale delle tre pellicole sia la migliore, ognuna porta con se’ qualcosa di particolare, senza precedenti.

Da “Smetto quando voglio” pretendi di non essere deluso, di uscire dalla sala divertito ma anche carico di riflessioni, mai troppo pesanti. Sydney Sibilia è riuscito a narrare un tema forte in chiave leggera e, nello stesso tempo, fortemente critica al sistema.

GIUDIZIO FINALE 

La capitolazione delle avventure della banda è stata soddisfacente, l’introspezione  da parte dei cattivi di Murena e Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio) hanno permesso allo spettatore di comprendere appieno il tema di quest’ultimo capitolo, non cadendo mai nel tono compassionevole.

Il viaggio in metro dopo l’evasione

Il ritmo della pellicola è sempre buono ed è certo che la parte in cui la banda si prepara ad agire è chiaramente più avvincente del colpo stesso.

In “Smetto quando voglio – Ad honorem” si fondono tanti generi cinematografici che mettono un punto vero e proprio al viaggio iniziato nel 2013, è evidentemente l’esperimento più audace della saga cinematografica.

VOTO: 6,5/10

Condividi