CINEMA: 35MM – Fortunata

Torna l’appuntamento con 35MM, la rubrica del Pungolo dedicata all’approfondimento cinematografico. Questa settimana vi proponiamo “Fortunata” diretto da Sergio Castellitto.

TRAMA 

Una parrucchiera di nome Fortunata (Jasmine Trinca) vaga quotidianamente da un capo all’altro di Roma, cercando di guadagnare qualcosa per mantenere lei e la sua bambina Barbara (Nicola Centanni).

Fortunata e Barbara

Fortunata è una mamma separata ed il rapporto con Franco (Edoardo Pesce) non è semplice. Oltre tutte le difficoltà, la donna sogna di aprire una sua attività da condividere con l’amico storico Chicano (Alessandro Borghi).

L’aspra separazione ha causato una forte instabilità anche per la piccola Barbara, perciò la bambina comincia ad intraprendere un percorso di psicoterapia con il dottor Patrizio (Stefano Accorsi).

RECENSIONE

Il film, diretto da Sergio Castellitto, è scritto da Margaret Mazzantini.

La pellicola è una narrazione diretta, autentica e spesse volte urlata. I protagonisti, tutti dai contorni ben definiti, sono veraci come la Roma raccontata, che richiama il recupero al neorealismo in stile pasoliniano.

“Fortunata” non pretende di lanciare particolari messaggi, è un racconto di vita genuino mischiato ad una storia dai tratti poetici, che gioca con il nome della protagonista.

Patrizio e Fortunata

Castellitto in modo repentino ed incisivo ci catapulta nel quotidiano della piccola Barbara e di sua madre, fotografando perfettamente la condizione delle numerose bambine che diventano sin troppo presto donne. La storia coinvolge lo spettatore e lo catapulta nella vita di periferia di Fortunata sviscerando impetuosamente fatti, sentimenti e personaggi.

Tuttavia nell’irruenza del lungometraggio trova spazio anche la confusione, non più solo prerogativa della vita della protagonista. Nel voler comunicare troppo, particolarmente nel secondo tempo, si perdono di vista gli snodi dei rapporti.

Jasmine Trinca si conferma un’interprete intensa, padrona in ogni aspetto del suo personaggio. Alessandro Borghi, il disperato e poetico Chicano, è in grado di sviluppare con lo spettatore quell’empatia necessaria a renderlo indimenticabile.

GIUDIZIO FINALE

Inevitabilmente “Fortunata” lascia la sua traccia. La storia è potente, il cast altrettanto. Certamente, questa volta, Castellitto ha omesso qualche elemento che avrebbe reso la pellicola più completa ed omogenea, priva del disordine che, dimenticanza dopo dimenticanza si crea.

Barbara e Chicano

Ciò nonostante non si può rimanere indifferenti al messaggio principale del film che, oltre tutte le disavventure narrate, è pronto a comunicare la passione per la vita e la lotta quotidiana con se’ stessi ed i propri demoni.

“Fortunata”, in ogni suo aspetto, è contemporaneamente bellissima e caotica.

VOTO FINALE: 7,5/10

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