Passi da gambero

Le aspettative coerenti di coloro che seguono  e non sono pochi, il settore della tecnologia, vorrebbero approdare in appaganti novità che purtroppo ultimamente sembrano rarefarsi come l’ossigeno in alta quota. Quanti dei più smaliziati si sono imbattuti in dispositivi oggettivamente sconosciuti? In realtà il mercato risente di una certa stanchezza di cui più volte si è avuto già a che dire, ma mai come ora gli apparati di management delle major sono giunti alla conclusione fatale che laddove non si può andare avanti… certamente si può tornare indietro.

E così, sbandierando l’imperante crisi (che nel caso delle aziende di settore è di idee), si assiste al bieco fiorire di oggetti che interpretano non si sa bene quale necessità se non quella di un presunto risparmio sul prezzo di acquisto. Purtroppo anche Apple, da sempre baluardo di ammirevoli innovazioni, ha dovuto cedere anche forse in virtù del fatto che i propri prodotti sono quasi fuori mercato per i prezzi stratosferici raggiunti. Appare così alla chetichella un iPad mini, se sia telefonino o tablet non è dato sapere, ma dal costo circa dimezzato rispetto al fratello maggiore. In autunno è prevista l’uscita di un iPhone “economico” con una fotocamera meno risoluta, forse con il cabinet in policarbonato, ma comunque decisamente più alla portata delle stanche tasche di genitori con prole in età adolescenziale.

Il bello sta nel fatto che questi “nuovi ritrovati” svolgono il 90% delle funzioni dei loro blasonati parenti d’elite, facendo serpeggiare il legittimo dubbio sul motivo di cotanta differenza di prezzo. In realtà per comprendere realmente quanto speculativo sia il settore consumer, basterebbe addentrarsi un po’ di più nell’area professionale dove, a fronte di prezzi di partenza sicuramente maggiori, corrispondono prodotti di provata affidabilità che subiscono negli anni poche variazioni significative, rendendo più longevo l’investimento iniziale. Ne è riprova il settore della fotografia professionale dove, nelle macchine di fascia alta, sono del tutto assenti molti degli inutili orpelli presenti nelle reflex di fascia media che comunque hanno un costo, eventualmente da riversare per mano dei progettisti, ad esempio, sulla qualità finale del sensore.

Ma tant’è che il grande pubblico non acquista più oggetti comuni quali un apparato televisivo per come effettivamente si vede, ovvero per la resa del display e della relativa circuitazione di controllo, ma predilige la presenza di funzioni accessorie spesso in sovrapposizione con il tablet, il telefonino e sicuramente il computer che ormai tutti posseggono. Le case lo sanno e danno ad intendere come novità quelle che su un telefonino sarebbero delle semplici App. da pochi centesimi. Sia ben chiaro che la ricerca costa e non sempre porta a risultati concreti.

Di questi tempi, dove tutto è strettamente monetizzato, tale pratica può apparire come un’inutile dispendio di risorse.

L’atteggiamento, a giudicare dagli scarsi risultati, non coinvolge solo l’Italia (che nel settore dell’elettronica di consumo ha da anni ceduto il passo), ma rispecchia la miope prospettiva un po’ di tutti i produttori che, allo stato attuale, preferiscono cercare spasmodicamente fasce di mercato di nicchia per rosicchiare qua e là qualche guadagno.

Che l’esperienza sia fallimentare è dimostrato dai net-book, sorta di piccoli computer dalle prestazioni così limitate da renderli utili quasi esclusivamente alla navigazione WEB.

Questi oggettini, che sembravano in principio antagonisti diretti dei notebook, sono ormai scomparsi dal mercato poiché di fatto erano poco più di un tablet di fascia media e sicuramente meno di un PC, risultando, alla prova di mercato a lungo termine, degli ibridi inutili.

Un monito va tuttavia riservato agli avidi utenti dei gadget per lo più alla moda più che alla loro effettiva utilità. Obiettivo primario è infatti possedere l’oggetto del desiderio che spesso non viene neanche usato a pieno per le possibilità offerte.

Quasi nessuno si cimenta nella lettura dei pur esaurienti manuali e ciò non solo in ambito consumer ma soprattutto tra i professionisti, dove d’obbligo sarebbe conoscere perlomeno dettagliatamente i propri strumenti di lavoro.

Unico vantaggio di questa “corsa all’indietro” è senza dubbio nel beneficio dei prezzi che, per uno strampalato barlume di onestà, le case produttrici ree di scarsi investimenti, ricollocano con la maestria e l’equilibrio di un funambolo.

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