CINEMA: 35MM – Una notte da leoni 3

Torna 35 mm la rubrica di approfondimento cinematografico de Il Pungolo. Ogni sabato a cadenza quindicinale proporremo la recensione di alcuni dei film in programmazione nelle sale cinematografiche della nostra città. Per il numero 9 della nostra rubrica  vi presentiamo l’esilarante fine della trilogia: Una Notte da Leoni 3 di Todd Phillips.

C’erano una volta quattro uomini, un addio al celibato e un matrimonio… per lo meno questo è ciò a cui eravamo preparati. In realtà, quest’ultimo capitolo di uno dei cult movie di maggior successo dei nostri tempi,  non riesce purtroppo a reggere il confronto con i primi due. Rimane comunque una piacevole commedia ricca di personaggi improbabili e comicità.

TRAMA

Dopo due anni dagli eventi di Bangkok ci ritroviamo con i nostri tre amici Doug (Justin Bartha), Phil (Bradley Cooper) e Stu (Ed Helms), tutti maritati e ritornati alle loro vite felici; l’unico che proprio non riesce a rassegnarsi e non vuole dimenticare le sue autodistruttive notti da leone è Alan (Zach Galifianakis) che, ormai quarantatreenne, va avanti nel condurre la sua vita come un instabile bambinone, abitando ancora con i genitori ormai esausti e continuando a sperperare il patrimonio di famiglia in bravate assurde come quella di comprare una giraffa!

il momento cruciale dove Alan viene a sapere della terapia

Dopo una piccola serie di eventi, la sorella di Alan ( e moglie di Doug), deciderà che è ora per suo fratello di riccorere alla terapia psichiatrica, ma per convincere Alan, “Il branco” dovrà riunirsi ancora e stavolta l’avventura non durerà solo una notte! Vecchi “mostri” del passato torneranno a tormentare i nostri eroi, come Mr. Chow (Ken Jeong), il cocainomane cinese riuscito a fuggire dalla prigione di Bangkok  e nuovi “mostri”  arriveranno sulla scena  aggiungendo benzina sul fuoco, come Marshall (John Goodman), uno dei più famigerati gangster di Las Vegas.

RECENSIONE

È sempre difficile mantenere alto il livello di una saga fino alla fine. Molto spesso il capitolo finale rischia di deludere il pubblico e le sue elevate aspettative e credo sia proprio questo il caso di Una Notte da Leoni 3. Todd Phillips dà vita a un film un pò sconclusionato e con una mancanza fatale: la Notte da Leoni che tutti si aspettavano, quella notte di cui restano solo i postumi della mattina dopo come la perdita di un dente o un nuovo tatuaggio stampato in faccia!

La pellicola è pesantemente incentrata sul personaggio di Alan, sul suo confronto con se stesso e sul suo tentativo di dare una svolta alla propria vita. Inizia così il viaggio verso la clinica psichiatrica che inizialmente appare in stile “On the road” e che si tramuterà presto in una specie di inseguimento/missione di salvataggio in cui i soliti Alan, Stu e Phil daranno la caccia al sempre più imprevedibile Chow per salvare il nuovamente smarrito Doug: insomma si viene a creare una confusione senza fine da cui non si trae molto, anzi ci si capisce ben poco.

Il branco all'opera
Il branco all’opera

Non si tratta più di una notte da leoni ma di un’avventura travagliata a cui si arriva attraverso uno scatenarsi di eventi messi in moto da quella prima notte di droga e alcool a Las Vegas che portò i nostri amici a scontrarsi a posteriori con le loro bravate, fatte e contestualmente dimenticate. Todd rende il film più serio e si avverte la sua volontà di dare una svolta alla sceneggiatura classica dei primi due capitoli, ma finisce per dar vita a qualcosa che il pubblico stenta a riconoscere come la naturale conclusione della saga. A questo punto forse Todd avrebbe dovuto cambiare anche il titolo!

Se lo si analizza senza prendere in considerazione i film precedenti, Una Notte da Leoni 3 rimane comunque un ottimo comedy. Le scene comiche (pur lasciando l’impressione di qualcosa di già visto) arrivano comunque a segno e ci riportano alle vecchie gag esilaranti dove i tre attori protagonisti sono in perfetta sintoonia tra loro: Stu è sempre la voce della ragione che nessuno vuole ascoltare, Phil è colui che tiene le redini, non perde mai il controllo e trova sempre una soluzione, mentre Alan è semplicemente Alan,  il bambinone che tutti abbiamo conosciuto e amato nei capitoli precedenti, solo in una versione più profonda e alla ricerca di uno scopo per la sua vita.

L’interpretazione degli attori è come sempre impeccabile e l’entrata in scena di John Goodman non ha fatto che migliorare un cast bizzaro e variopinto di personalità sopra le righe.

GIUDIZIO FINALE

Un Film da cui ci si aspettava sicuramente di meglio,  che doveva essere il finale epico di una grande trilogia, è stato invece un film mediocre a cui è mancata quella marcia in più che ha significato il grande successo per gli altri due film. Un consiglio: se avrete la pazienza di rimanere seduti dopo i titoli di coda, ci sarà spazio per un’ultima risata prima dell’uscita dalla sala.

VOTO FINALE: 6,5/10

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Nato il 22 Giugno 1993. Redattore de' Il Pungolo da Febbraio 2013, autore di articoli a carattere urbanistico e ambientale.