ELETTROSMOG: LA REPLICA DEL COOR.COMIT. ROMA NORD A STRISCIA LA NOTIZIA

Lo scorso 1 Marzo 2013 nel corso del noto tg satirico Striscia la Notizia, è andato in onda un servizio avente come oggetto il fenomeno della costante  proliferazione delle antenne di telefonia cellullare sui tetti delle nostre case, un trend questo che tiene in ansia molti cittadini  spaventati dai rischi provocati dall’esposizione alle onde elettromagnetiche e che in passato abbiamo spesso affrontato. Nel servizio di Striscia vengono fatte una serie di affermazioni che hanno sollevato non poche polemiche. In particolare spicca la la replica sdegnata del Coordinamento dei Comitati di Roma Nord, che guidato dalla figura dell’ing. Raffaele Capone,  è da sempre molto sensibile ed attivo nella lotta all’antenna selvaggia e all’elettrosmog (vedi il nostro articolo sull’inquinamento di Radio Vaticana). Nel servizio l’inviato di Striscia, Capitan Ventosa, arrampicatosi sul tetto di una palazzina milanese in compagnia di alcuni tecnici e a due passi da un’istallazione di telefonia mobile, sosteneva alcuni concetti chiari:

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1 I livelli di emissione sarebbero tenuti sotto controllo dalle istituzioni

2 Vicino alle antenne non si correrebbero pericoli

3 Una maggiore proliferazione sui tetti delle case sarebbe un vantaggio perchè si avrebbero minori livelli di segnale nel territorio

4 L’impatto sul territorio, più che ambientale sarebbe paesaggistico

5 Le emissioni sarebbero sempre al di sotto della norma grazie ai continui controlli territoriali dei gestori di telefonia

Nel rispetto delle battaglie condotte contro l’elettrosmog da parte del Comitato N.A.R.N.O., ci sembra giusto riportare parte del comunicato stampa emesso dal Coordinamento dei Comitati di Roma Nord in merito al suddetto servizio giornalistico affinchè l’informazione su tale argomento sia il più possibile controbilanciata da elementi di comprovata scientificità.

Il Coordinamento Comitati di Roma nord scrive:

Nel corso del servizio non è stato detto che:

1. ad oggi non si conosce un valore di soglia di esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza al di sotto del quale si possono escludere effetti a lungo termine sull’uomo;

Antenna-ripetitore di segnali radio

2. le evidenze scientifiche emerse dalla ricerca epidemiologica mondiale riconosciute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno determinato, a cura dell’Agenzia per la Ricerca sul cancro (IARC), l’inserimento, a maggio 2011, dei campi elettromagnetici a radiofrequenza fra i possibili agenti cancerogeni per l’uomo;

3. l’esposizione ai campi elettromagnetici emessi dalle stazioni radio base o da altre emittenti di onde elettromagnetiche, al contrario di quanto avviene con l’uso cellulari, è continua, indesiderata, involontaria ed inconsapevole.

Non è poi assolutamente vero che aumentando il numero delle antenne sui tetti delle abitazioni sarebbe possibile un minor livello di segnale nel collegamento con i cellulari e quindi si ridurrebbe l’esposizione umana ai campi elettromagnetici. Infatti:

4. aumentando il numero delle stazioni radio base, a causa della loro organizzazione cellulare, queste potrebbero emettere sì minor potenza ma, proprio per questo motivo, dovrebbero essere molto più vicine agli utenti (microcelle, nanocelle, picocelle). Ad esempio, riducendo la potenza di 4 o di 9 volte, per avere lo stesso livello di segnale in un generico punto, dovrebbe rispettivamente dimezzarsi o ridurre ad un terzo la distanza di quella stazione radio base da quel punto. E’ evidente quindi che le stazioni radio base non potrebbero più trovarsi sui tetti delle abitazioni ma dovrebbero essere ancora più vicine alle persone;

5. installando nuove stazioni radio base o altre antenne nei siti esistenti, a parità di area di copertura, i gestori sarebbero, invece, in grado di servire un maggior numero di utenti con il conseguente aumento delle potenze di trasmissione e, quindi, dell’esposizione ai campi elettromagnetici.

E’ invece vero che i gestori della telefonia mobile stanno installando altre stazioni radio base e altre antenne nei siti esistenti per il sistema LTE (telefonia mobile di quarta generazione) sui tetti delle abitazioni e le nuove conseguenti emissioni si andranno a sommare a quelle già esistenti dei sistemi GSM, DCS ed UMTS.

Il paradosso viene poi raggiunto quando il conduttore di Striscia la Notizia dichiara di trovarsi in un sito radiofonico nazionale e vengono misurati livelli di emissione al di sotto del limite di legge. Ebbene, quel sito, come è dimostrato dalle immagini, non contiene antenne di radiodiffusione diretta ma soltanto antenne di ponti radio e antenne satellitari che determinano, per definizione, esposizioni elettromagnetiche molto contenute grazie alle basse potenze di trasmissione e alle caratteristiche delle antenne e dei collegamenti. Al contrario, le diffusioni radiofoniche (e radiotelevisive) sono caratterizzate, per definizione, da grandi potenze di trasmissione (si pensi all’emittente radiofonica Radio Vaticana di Santa Maria di Galeria, a Roma) e da direzioni di propagazione che sono costantemente dirette verso la popolazione.

Infine, non è accettabile che conclusioni indebitamente tranquillizzanti per la salute umana come quelle espresse nel corso della trasmissione vengano da interlocutori che non sono né rappresentanti istituzionali del Ministero della Salute o del Ministero dell’Ambiente, né professionisti indipendenti nel campo della Medicina, della Radioprotezione medica, dell’Epidemiologia e della Fisica ambientale.”

 

 

 

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