ETERE, CHE PASSIONE

L’atteso passaggio al sistema televisivo digitale terrestre, sembra ormai compiuto, con buona pace dei pochi che ne hanno beneficiato aumentando il proprio “potenziale divulgativo” e dei restanti (molti) che ne hanno colto l’aspetto meno ludico ma sicuramenten oneroso, legato all’acquisto obbligato di un decoder o, se non peggio, di un nuovo apparato Tv. Quale sia stata la necessità di aumentare il numero di canali disponibili, francamente sfugge a chi, dotato di un filo logico razionale, compie vanamente il sovrumano sforzo nel chiedersi chi mai guarderà cotanta Tv offerta dai nascenti canali digitali.

Certamente, se costretti in clinica, ci si adeguerà riluttanti ai gusti del vicino vagando tra le immancabili cucine dei maestri cuochi ormai divenuti superstar, passando per sommessi costruttori di barche e finendo a improbabili ristrutturazioni di antichi casali che gettano lo spettatore nel più profondo sconforto nella certezza palese di non poter mai in proprio raggiungere quanto allegramente mostratogli dal presentatore “in erba” di turno. Comunque, ancora una volta, si è sapientemente spacciata per innovazione, un semplice “cambio di pelle”, un rinnovo per non cambiare nulla, in tipico stile italiano.

Sin dai primissimi anni ’80 in Francia e in Germania, ma ancora prima in America, cominciava la capillare dffusione della Tv via cavo con obbligo tassativo di rimozione delle obsolete antenne. Trenta anni fa veniva distribuito un servizio che aumentava notevolmente in quei paesi i canali visibili (anche esteri) abbattendo nel contempo, l’inquinamento da one elettromagnetiche. Certamente si obietterà che in Italia non sarà mai possibile un tale approccio tecnologico, se non altro per il fatto che, essendo i cavi istallati nelle singole abitazioni, costringerebbero di fatto i soliti furbi al pagamento del canone, ma si sa, oltralpe, è più spiccato il senso di equità sociale. Che dire poi ai sostenitori  dell’autarchia tecnologica marconiana…Si lascino dunque le antenne ad “abbellire” finanche il Quirinale passando indistintamente per medievali centri storici fino alle campagne più sperdute.

E’ notizia recente l’inappellabile necessità di passare al digitale anche per il sistema della radio diffusione. Ne gioiranno sicuramente gli installatori di autoradio che negli ultimi tempi pure avevano perso un po’ di smalto. In nome dell’innovazione interminabili file di automobilisti stazioneranno pazienti davanti alle officine per rottamare la vecchia radio in favore del nuovo oggetto, che conserva certamente la sua funzione a tutti nota, arricchendosi di servizi aggiuntivi di natura incerta. Ma tant’è che, come recita un vecchio adagio, “il treno dei ricordi non giunge mai instazione” e quindi avanti al nuovo e mano al portafogli.

Se non si intende seriamente considerare il problema dal punto di vista ecologico varrà la pena ricordare almeno che l’Italia deve ai propri turisti un aspetto più dignitoso. L’occhio irrimediabilmente assuefatto a selve di antenne, parabole satellitari e ripetitori di fonia cellulare, ne trascura l’inesorabile proliferazione. La soluzione è data dalle nuove generazioni che superano di fatto l’obsoleto sistema dei palinsesti, prelevando dalla Rete con formula “on demand” contenuti di intrattenimento veramente liberi da quelle sovrastrutture tipiche dei programmi broadcast. Dunque un digitale si, ma consapevole e schivo delle monumentali risorse necessarie alla diffusione dei canali TV tradizionali. Ne è dimostrazione il costante calo di adesioni ai canali privati a pagamento costretti ad aumentare a dismisura la presenza d inserzionisti pubblicitari, snaturando un servizio che, proprio perchè non gratuito, ne dovrebbe (e ne era in passato) privo.

Più volte, in questa sede, si è ribadita l’evidenza che la tecnologia è utile unicamente quando porti un effettivo vantaggio al suo fruitore finale: l’uomo. Il martellante slogan dei telegiornali equamente appartenenti a tutte le fazioni politiche, recitava, qualche mese or sono, che l’Italia era il primo paese ad introdurre una capillare trasmissione TV con forma digitale in Europa. In effetti rispondeva al vero ma ciò era, e tuttora è, dovuto al fatto che l’Italia è semplicemete l’unica  ad aver adottato la trasmissione basata su onde radio poichè non dispone di una rete cablata in grado di raggiungere tutte le utenze come del resto risulta tristemente evidente dalla costatazione che ancora oggi non tutti posso disporre di una connessione stabile ADSL. Ma l’utenza italiana sembra soddisfatta, convinta dai media dominanti, di essere all’avanguardia tecnologica.

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