OTTAVIA: UN PATRIMONIO DI REPERTI SOMMERSO DAL CEMENTO

Se fosse ancora in vita, stenterebbe a credere a tutto ciò sta capitando intorno al suo Ipogeo (sepolcro), ma senza dubbio si starà rivoltando nella tomba, in questo caso sarcofago, nella tediosità della solitudine a cui è stato condannato.
Stiamo parlando di Octavius Felix, e del suo Ipogeo risalente al III secolo d.C., scoperto intorno agli anni venti del secolo scorso, che cedette il nome alla zona residenziale che successivamente vi nacque.
Pater Familias di un’ importante stirpe romana, decise molti anni orsono, di edificare la sua tomba proprio al centro di quella che oggi è diventata una delle aree più densamente popolate della periferia romana.
Il primo di una lunga serie di ritrovamenti archeologici nell’area, che avrebbe potuto trasformare Ottavia in uno dei quartieri romani (ad esclusione delle zone centrali) tra i più ricchi di patrimoni artistici.

La strada romana nei pressi della stazione Ottavia

Esso presentava quattro sarcofagi, quello di Octavius Felix che contrariamente alla tradizione era il più povero e semplice di tutti, quello di due congiunte con stupendi affreschi di scene marine e infine quello della figlia Paolina di soli sei anni, il più sfarzoso di tutti.
Contrariamente a quanto sarebbe lecito pensare, praticamente nulla di questo patrimonio artistico è rimasto alla fruizione della cittadinanza del luogo: uno dei due sarcofagi con scene marine si trova in un corridoio del Ministero della Pubblica Istruzione, mentre l’altro al Museo Nazionale di Palazzo Massimo, infine Paolina si trova a Milano in una collezione privata.
L’unico rimasto nella sua sede originale è il Pater Familias, il meno pregiato dal punto di vista artistico.
Il primo di una lunga serie di reperti ritrovati nella zona di Ottavia e puntualmente oscurati da una colata di cemento, oppure immediatamente trasferiti in musei o collezioni private.

 

Il luogo dove erano sepolte le tombe etrusche

Non fanno eccezione le venti tombe etrusche ritrovate a Poggio Verde, e immediatamente prelevate e trasportate via dal luogo.
Oppure, la strada romana scoperta pochi mesi fa nel consorzio Palmarolina, o quella vicino la stazione Ottavia, o il Ninfeo della Lucchina situato vicino l’area di servizio Selva Candida Interna.
Non c’è un progetto per un museo, non c’è un piano per la rivalutazione della zona in funzione dell’importanza artistica che essa ricopre, senza considerare il potenziale inespresso che ancora giace nel sottosuolo.
Ora la sovraintendenza sta scavando nei pressi dell’area interessata dal nuovo complesso abitativo “monumentale” (75.000mq-oltre 2000 abitanti), derivante dalla compensazione di diritti edificatori provenienti da Tor Marancia e Tor Cervara, e nonostante sia trascorso poco tempo dall’inizio degli scavi, già sono venuti alla luce nuovi reperti di interesse storico.
Il rischio che anche questi nuovi ritrovamenti finiscano sommersi dai “polveroni” dei cantieri è molto alto, sopratutto perché risiedono in un area che dovrà diventare la fonte di un grande arricchimento economico per le ditte appaltatrici, le quali oltretutto hanno già subito rallentamenti dovuti a precedenti problemi riscontrati ad edificare a Tor Marancia e Tor Cervara.
Ogni nuovo intralcio all’avanzamento dei lavori comporterà una perdita di tempo, che oggi significa denaro.
Quale costruttore vuole perdere del denaro?

Uno dei muri esterni dell'Ipogeo

Con la Deliberazione N. 3 del 2012 del Municipio XIX, il Consiglio ha mosso i primi passi verso una retta via, e ha autorizzato il presidente del Municipio a chiedere alla Sovraintendenza di prevedere l’apertura al pubblico e l’affidamento della gestione del Ninfeo ad una O.N.L.U.S. che si occuperà della pulizia e dell’organizzazione di visite guidate al suo interno. Ci auguriamo tutti che questa goccia di speranza in un oceano di anni di non curanza, sia la prima di una lunga serie. Per far capire appieno quanto stiamo tralasciando nel sottosuolo, mi sembra lecito concludere con le parole della Dott.ssa Silvia Ripà, esperta in storia e conservazione del patrimonio artistico e archeologico:

Nel descrivere la grandiosità dei resti dell’Ipogeo degli Ottavi, la tenerezza dell’affetto paterno espressa dall’epigrafe di Paolina, non possiamo evitare di pensare anche alle mancanze, a tutto quel potenziale informativo che stava per essere espresso dagli altri rinvenimenti, a cui uno studio stratigrafico avrebbe potuto restituire dignità: di tutte le altre vite e dei frammenti di quotidianità che giacciono sotto i nostri piedi, sotto le strade che percorriamo abitudinariamente, abbiamo deciso volontariamente di non sapere più nulla.”

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