TECNOLOGICAMENTE: ARTE NUOVA E VECCHI MERLETTI

Compatte, bridge, mirror-less, reflex, cellulari e chi più ne ha più ne metta. Tra i settori tecnologici, quello della fotografia sembra non conoscere crisi. Certamente più che di evoluzione, sarà il caso di considerare i cambiamenti della così detta “arte povera”. Su base concettuale una foto era ed è tutt’ora, la cattura di un’emozione unica ed irripetibile. Tuttavia nel passaggio dalla vecchia pellicola al digitale, qualcosa in effetti è cambiato. Il nuovo supporto elettronico “libera” dai costi, permettendo centinaia di scatti spensierati. Di fatto questo scenario ha impoverito la sacralità della foto intesa come necessità di dover fare, e farlo necessariamente bene.  Se potessimo organizzare una mostra fotografica non dei grandi maestri, che sono rimasti tutto sommato fedeli a se stessi nel tempo, ma di scatti ripresi dalla gente, sarebbe subito evidente ad un osservatore neanche tanto esperto, il cambio di soggetto.

Antico fotografo del 1800

Negli anni passati, quando la fotografia divenne alla portata di tutti, le inquadrature erano composte di persone in posa, spesso impacciate, ma sempre statiche, preoccupate solo di rappresentare al meglio se stesse, spesso consce del fatto che un’altra foto sarebbe giunta solo dopo molto tempo. Quindi “la foto” rappresentava non una testimonianza, ma sovente, il ritratto del soggetto inserito in un sottofondo significativo che era spesso il motivo della rappresentazione stessa.

Nelle foto attuali, e basti fare un giro tra gli amici di Facebook, la metamorfosi si esplicita nella necessità di mostrare l’unione, anche alle volte forzata, in gruppi sorridenti di persone, abbracciate in un cerchio di facce o in atteggiamenti possibilmente originali, ma quasi sempre bruciati dall’immancabile lampo di un flash. Nelle immagini in questione, non è importante la forma né tantomeno la tecnica (alla quale sono ormai delegati i programmi automatici delle compatte), piuttosto deve passare il messaggio. Tuttavia poter comunicare qualcosa con una fotografia rappresenta comunque un’evoluzione espressiva. Quelle di un tempo, che tutto sommato avevano molto in comune con l’arte pittorica ritrattistica, lasciano il passo a foto che non sono più composizioni, ma fotogrammi di un momento dinamico in divenire. E’ questo forse il grande passo fatto dalla fotografia moderna, certamente alle volte un po’ morbosa per il ripetersi ostinato di certi soggetti, ma comunque libera e certamente di gran lunga più espressiva. Quindi, specie con l’ausilio dei nuovi cellulari, la foto diviene più simile allo scatto di un reporter che difficilmente si esprimerà in forma artistica ma piuttosto avrà quale finalità primaria quella di comunicare le dinamiche di un evento.

Senza voler togliere nulla ai canoni estetici espressivi della fotografia artistica, sembra comunque evidente l’evoluzione quale aggregante sociale della fotografia contemporanea. Curioso, sino quasi al paradosso, quanto in sostanza non vi sia stata di pari passo, un’evoluzione sostanziale del settore a livello tecnologico. In effetti è mutato il supporto (dalla pellicola al sensore), ma la struttura è rimasta la stessa fedele al principio della camera oscura. Anche sul fronte dell’output, poco è cambiato. La stampa di una foto, pur se con indubbi miglioramenti, è rimasta simile a come era in origine. Miseri, come del resto lo sono anche quelli in campo cinematografico e televisivo, sono i tentativi di spacciare per tridimensionale ciò che in effetti non lo è.

Già in altra sede si è detto che il 3D odierno altro non è che lo sfruttamento dello sfasamento tra occhio destro e sinistro. Qualcosa si sta comunque muovendo. Sono ormai disponibili (anche se ancora a prezzi inaccessibili per il grande pubblico), stampanti che realizzano, scavando in appositi materiali, la riproduzione di veri oggetti da tenere in mano ed osservare da ogni angolazione. Sono possibili stampe anche di oggetti complessi con snodi meccanici perfettamente funzionanti che quindi nascono già assemblati.

Di persona, presso il parco L’Italia in miniatura (Rimini), si può già sperimentare la realizzazione in tempo reale di una statuina di se stessi perfettamente rispondente, nei colori e nelle proporzioni, alla  ripresa del modello effettuata sul posto.

E’ quindi inopinabile la conclusione che vede la fotografia tradizionale come un settore tecnologico di grande vitalità ma, contrariamente a quanto avviene in altri campi, carente di un’evoluzione reale. Non se ne avranno a male i nostalgici della vecchia pellicola per i quali il digitale non ha tutto sommato stravolto il loro mondo espressivo in favore di una concreta idea geniale.

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