SOCIAL NETWORK ED ANALFABETISMO INFORMATICO

L’informatica, come ogni altro settore tecnologico, ha visto sia pur con tempi e modalità diverse da altri ambiti applicativi, un’evoluzione che merita di essere analizzata quale fenomeno socio-culturale ancor più che nei risvolti puramente tecnici. Nata infatti come necessità primaria per la soluzione di problematiche complesse, ha visto aprirsi con crescente evidenza, una scissione tra la finalità originaria e quella che potrebbe definirsi come entertainmet technology. Lo sviluppo e l’impatto sociale in questo settore ha generato fenomeni che però non sempre possono definirsi “evolutivi”, anzi, a ben vedere, sarà facile focalizzare, allo stato attuale, una curva discendente che non potrà che migliorare nel tempo, fedele ad una logica bioritmica che da sempre caratterizza il progredire umano.

I primi calcolatori anni '40

Ancor prima di porsi quale fenomeno di massa, l’informatica, nasceva, sia pur con evidenti limitazioni tecnologiche, negli anni ’40 quale implementazione in ambito militare. Per computare, (verbo latino da cui deriva l’attuale parola computer) si iniziarono ad usare macchine in grado di essere programmate per svolgere calcoli complessi con l’eventuale uso di variabili, atte a giungere a soluzioni differenziate dello stesso problema. Sostanzialmente un elaboratore differiva dalla macchina calcolatrice che svolgeva un solo calcolo e terminava la sua funzione con il risultato. Gli anni ’60 e ’70 hanno contribuito fattivamente alla realizzazione dei nascenti sistemi operativi, implementati prima su grandi mainframe, spesso condivisi da molti utenti per ammortizzarne costi e potenzialità. La migrazione verso l’era per così dire moderna dove ogni singolo utente poteva disporre di un elaboratore personale, inizia verso la fine degli anni ’70 passando dai mini-computer (grandi circa come un armadio) ai micro-computer dalle dimensioni simili agli attuali pc da tavolo. Sarà questa l’era più creativa, dove chi voleva approcciarsi al settore, doveva necessariamente inventare nuove applicazioni a suo tempo pressoché inesistenti. Era il periodo in cui le riviste specializzate pubblicavano interminabili “listati” da copiare per realizzare un semplice applicativo che sovente non funzionava. Lo stimolo alla curiosità portava ad imparare il linguaggio di programmazione, per capire e modificare a proprio piacimento il programma. Sembra impossibile da pensare oggi, anche alla luce degli esigui risultati che si ottenevano. Spesso le applicazioni nella pratica servivano a ben poco, salvo ad appagare la soddisfazione di vederle “girare”. Ovviamente non era previsto nessun contatto tra computer tranne che in reti aziendali o universitarie, che raramente si interfacciavano verso l’esterno, con collegamenti da punto a punto (reti Itapac) e perciò non dinamici come internet.

Lo storico Commodore 64

Il primo tarlo negativo, che poco aveva a che fare con la possibilità di imparare qualcosa, si ebbe con la migrazione dalle consolle dedicate (Atari e Nintendo) dei cosiddetti videogiochi, alla piattaforma pc. In buona sostanza nasceranno computer che, sia pur molto potenti per l’epoca (vedi Amiga simile al Mac di allora), vennero di fatto utilizzati per giocare per un semplice motivo: a differenza delle citate consolle che avevano i giochi pre-caricati su cartuccia, l’Amiga usava i dischetti facilmente clonabili, con evidenti “benefici” sui costi. Moriva però con loro il desiderio del grande pubblico di conoscere il funzionamento della macchina, diventandone quindi unicamente semplici usufruttuari. I primi anni ’90 si aprono con la distribuzione di massa, della rete internet. Dapprima con collegamenti lenti, poi sempre più stabili ma mai, in Italia, troppo avanzati. La svolta che ha caratterizzato quei tempi, marca il segno ancora ai giorni nostri. La nascita di forme di rapporto virtuale tra individui, dona al sistema una nuova natura sino ad allora inedita, investendo il mondo dell’informatica home di una funzione specifica, che allo stato odierno assume i caratteri dell’esclusiva. I primi esperimenti di social networking erano costituiti da comunità aperte. Nelle cosiddette chat si entrava facilmente ponendosi alla pari degli avventori che ne popolavano le stanze (aree tematiche dalle chat). Si poteva essere chiunqueanche per pochi minuti, sognando sulle ali delle proprie fantasie. La fine di quell’era, per certi aspetti delirante, si ebbe con la nascita di un sistema completamente opposto (MSN di Microsoft) dove le comunicazioni erano esclusive e riservate solo ad individui che effettivamente si conoscevano. Non erano possibili ricerche di persone e quindi l’aspetto funzionale poteva equipararsi a quello di una comunicazione telefonica tra due soggetti, ma non espressa con la voce, bensì con frasi scritte. E’ dunque ormai evidente che anche in questo settore, vigono delle mode destinate a cambiare consuetudini e, perché no, modo di pensare.

L'era dei Social Network

L’attuale Facebook ha riunito in se un po’ di ciascuna delle precedenti esperienze: utenti infiniti che si riuniscono però in comunità ristrette di amici, molto spesso troppi e non sempre tali.

Sulle ceneri di un ambiente stimolante per la mente quale era quello creatosi nei primi anni dell’informatica personale, si è sviluppata una comunità culturalmente trasversale di semplici utenti dei Social. Spesso sugli hard-disk di molti possessori di computer non vi è nulla o, tuttalpiù qualche foto scattata con la digitale. Non c’è rammarico in queste parole, ma semplice costatazione di un cambiamento regressivo, come del resto si verifica anche per le espressioni linguistiche del nostro Bel Paese.

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